Il processo va avanti, in attesa delle prossime elezioni

Questa settimana è iniziata una nuova fase di interrogatori al processo. Ora è il turno dei testimoni civili agli scontri. Quindi, una senatrice, un deputato, alcuni sindaci e consiglieri, responsabili dei centri di votazione, e cittadini votanti. I racconti sono diametralmente opposti ai racconti degli agenti. Sia la senatrice, che il deputato, si sono lamentati di non essere stati rispettati per il loro carico pubblico dalla Guardia Civil, ma neanche semplicemente ascoltati, sono stati presi a spintoni e basta. Il sindaco di un piccolo paesino, sbattuto contro una parete, schiacciato con gli scudi e preso a manganellate. La Fiscalia ripete le stesse domande che fece precedentemente agli agenti: avete osservato cittadini che insultavano e picchiavano gli agenti con calci e pugni? Ma la risposta è stata da parte di tutti la stessa: No, gli unici che picchiavano erano gli agenti. C’è stato poi il racconto dell’intervento in un paesino, in cui i cittadini hanno nascosto le urne per non farle sequestrare. Solo che un paio di agenti in borghese, arrivati in precedenza, hanno visto la scena, quindi poi sono state sequestrate senza problema. Quello che non è chiaro è perchè gli agenti sono entrati ugualmente nel centro di votazione, distruggendo porte e mobiliario, se le urne già le avevano prese…
Poi è stato il turno di un sindacalista dei Mossos d’Esquadra. Le domande delle accuse erano tutte centrate a dimostrare l’inattività dei Mossos e la diretta dipendenza politica dal governo catalano. La risposta è stata sempre la stessa, i Mossos ubbidivano al mandato della magistratura e non a quella del governo. Il mandato della magistratura parlava chiaramente di non alterare la normale convivenza, quindi la dove c’era troppa gente a difendere i seggi, i Mossos semplicemente lasciavano perdere, la dove ce n’era poca, si parlamentava, si sequestravano le urne e si procedeva alla chiusura del centro. Conferma, come tutti i responsabili del corpo interrogati precedentemente, che i Mossos hanno chiuso decine di centri di votazione, sequestrando urne, senza far uso alcuno di violenza.
Quando è stato il turno del direttore del coordinamento dei servizi sanitari pubblici, oltre a confermare la cifra di 1066 feriti per gli incidenti del primo ottobre, ci aggiunge un dato curioso: il 50% dei feriti è stato curato nella provincia di Girona, di cui fa parte appena il 14% della popolazione catalana (ma è anche conosciuta come una delle provincie più indipendentiste…).

Le conseguenze elettorali ancora non si fanno sentire del tutto. È ovvio che i socialisti aspettano il risultato di municipali de europee per decidere definitivamente come muoversi. Per il momento dichiarano che preferiscono governare in solitario, in minoranza, facendo patti puntualmente legge per legge, con chi è disponibile.
A destra invece il cambio è immediato e netto. I popolari hanno subito cambiato atteggiamento e si definiscono un partito di centro destra, ben lontano dall’estrema destra di Vox come dal liberismo centrista di Ciutadanos. Si sono resi tutti conto che la divisione non è premiata dal sistema elettorale, visto che il numero di votanti è quasi lo stesso che diede anni fa la maggioranza assoluta al PP, ma ora, la suddivisione dei seggi relega le tre destre all’opposizione.
Per quanto riguarda l’indipendentismo basco e catalano, si aspetta vedere se l’aumento della rappresentanza alla Cortes, sarà confermato alle europee e alle municipali, per determinarne il futuro peso politico. Certo è che ora anche al parlamento, come al senato di Madrid ci saranno rispettivamente 4 deputati in carcere ed un senatore, il che darà del respiro al governo Sánchez, visto che avrà bisogno di due voti in meno per raggiungere la maggioranza, ma renderà ancora più visibile l’incongruenza della situazione…

Intanto prosegue l’indignazione per l’esclusione dalle liste elettorali europee di Puigdemont, Comín e Ponsatí. Il ricorso già è partito, ma ci si è ormai abituati alla determinazione dello stato ad impedire l’internazionalizzazione della causa catalana.

Sul fronte istituzionale, sono state definitivamente riaperte tutte le sedi del Diplocat (la delegazione diplomatica catalana), che riprenderanno il lavoro a pieno ritmo, come era prima dell’applicazione del 155, che ne chiuse tutte le sedi.

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