Dibattiti, ricatti e processi.

La Junta Electoral impedisce che Oriol Junqueras e Toni Comín, il primo in carcere e il secondo in belgio, partecipino ad un dibattito elettorale, per le europee, nella televisione pubblica catalana. La decisione è subito stata letta come politica, visto che la giunta dipende dal ministero degli interni, sotto il controllo del governo socialista, e visti gli ottimi risultati ottenuti dal partito di Junqueras alle ultime elezioni, molti leggono la mossa come un tentativo di ridurre l’avanzata di Esquerra Republicana.
Dall’altro lato già è pronta la vendetta contro i socialisti. Sánchez ha proposto che il prossimo presidente del senato sia un socialista che sia anche catalano: Miquel Iceta. Ma Iceta, per diventare presidente deve essere prima senatore. Quindi il parlamento catalano lo deve eleggere come senatore in sostituzione di Montilla (che ha dato le dimissioni). Solo che al momento Iceta può contare solo con i voti socialisti e dei Comuns/Podem, Esquerra ha già annunciato che non lo appoggia, da destra Ciutadanos si asterrà, quindi se il Pdcat e la CUP votassero contro, il piano di Pedro Sánchez andrà in fumo. Ma subito fa sapere tramite stampa, che l’eventuale bocciatura di Iceta renderà difficile la costruzione di un dialogo con la Catalunya. Giochi di ricatti reciproci…

Contemporaneamente, i detenuti che sono stati eletti alla camera (congreso) e al senato, saranno scortati per partecipare (senza manette e con libertà di movimento) all’atto di costituzione delle camere, però non saranno messi in libertà per poter fare una vita politica normale, ma dovranno far richiesta di partecipazione seduta per seduta… Neanche sarà sospeso il processo, o meglio, il tribunale non si sente obbligato a chiedere alle camere il premesso per indagare senatori e deputati (cosa che avrebbe richiesto una sospenzione), visto che il procedimento è già in atto, memtre la legge parla espressamente dell’apertura del procedimento.

Intanto, a Madrid, prosegue la sfilata dei testimoni delle difese. E il giudice Marchena si sente sempre più scomodo difronte ad alcune testimonianze. Una anziana signora, racconta come passò tranquillamente la mattinata in un seggio di Barcellona, fino a quando decide di uscire un attimo per fumarsi una sigaretta. Nel momento stesso in cui è uscita, un Policia Nacional la butta violentemente a terra procurandogli una frattura al bacino. La signora spiega che non c’era nessun “muro umano” a difesa del seggio, ma solo una fila ordinata per recarsi al seggio, e quindi non capisce il perchè della violenza. O anche per quale motivo abbiano dovuto rompere la grande porta di cristallo (che ferì altre persone), quando la porta principale era aperta…
Ad ogni testimone che prova anche solamente a descrivere una sensazione, un giudizio, un “ho avuto la sensazione”, il giudice lo interrompe, chiedendo di limitarsi solamente ai fatti e che i giudizi personali non entrano nel merito del processo. Poi però uno ricorda le altre testimonianze, in particolare quelle dei poliziotti, che si soffermavano per lungo tempo in descrizioni di “sensazioni” o comunque cose interpretative, come le “facce d’odio”, o la paura che hanno provato in un determinato momento. Ossia valorazioni personali, non fatti concreti. Ma se si tratta di un testimone dell’accusa non viene mai interrotto, anzi, ascoltato con attenzione, se è un testimone della difesa deve limitarsi rigorosamente ai fatti…

Intanto il presidente Torra è stato convocato a dichiarare davanti al Tribunal Superior de Justícia de Catalunya, per rispondere dell’accusa di disobedienza alla Junta Electoral, per non aver tolto lo striscione e il laccio giallo dal balcone della Generalitat. Torra ha mantenuto la liena difensiva basata sul diritto d’espressione e sui diritti umani, e si è rifiutato di rispondere alla parte civile che, anche in questo processo, è portata avanti dal partito di estrema destra Vox.

Mentre al processo che sta per iniziare presso il Jutjat nº13 de Barcelona, quello dove sono indagati vari sottosegretari, i dirigenti del Diplocat, i direttori delle radio e televisioni pubbliche catalane, la Fiscalia pretende aggiungere il reato di “organizzazione criminale” che permetterebbe di aumentare notevolmente la richiesta di pena. Le indagini di questa causa, sono le stesse che permisero l’apertura della causa per ribellione al Tribunal Supremo, e quella per sedizione all’Audiencia Nacional.

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