L’investitura di Pedro il bello 2 (o il suicidio della sinistra)

La mattinata di oggi inizia con un’insolita conferenza stampa dei rappresentati di EH Bildu e Esquerra Republicana, che insieme fanno le stesse dichiarazioni. I due rappresentanti della sinistra basca e catalana chiedono esplicitamente un accordo tra socialisti e Podemos. Dicono a Pedro Sánchez che si è sbagliato a vetare il nome di Pablo Iglesias, e che deve rettificare per permettere la formazione di un governo. E allo stesso tempo chiedono a Pablo Iglesias di accontentarsi dell’offerta dei socialisti (alla fine dei due giorni di trattative, l’offerta era diventata una vicepresidenza con competenze sociali e di parità di genere, il ministero di sanità -anche se quasi tutta la sanità è in mano delle comunità autonome- quello di economia sociale e problema della casa, e quello di assunti sociali e consumi), che servirà per far vedere come lavoreranno bene i prossimi 4 anni.
A tutti e due ricordano che è un’occasio più che unica, e che rinpiangeranno per i prossimi anni o forse decenni quello che potrebbe succedere oggi, ossia non riuscire a fare un governo di coalizione di sinistra.
Finalmente iniziano le dichiarazioni parlamentari. Il primo a parlare è ovviamente Pedro Sánchez. Il suo discorso è pura campagna elettorale! Trasforma il suo discorso in: noi vi abbiamo offerto questo, noi vi abbiamo offerto quest’altro, ma voi (egoisti) sempre rispondete di no. Il piano è scaricare le colpe su Podemos per poter saccheggiare il suo elettorato. Poi sposta l’accento verso Ciutadanos, rimproverandogli il suo avvicinamento a destra, e dimotrando così e con il mancato sostegno al PSOE, che non sono un partito con “cultura di stato” come lo sono loro e il PP. Altra palese caccia di voti a destra, con allo stesso tempo un richiamino all’elettore: il bipartitismo funziona, mentre il multipartitismo crea l’impossibilità a governare…
Poi le destre che cambiano leggermente il mantra che portavano avanti dalla campagna elettorale, ossia che in verità PSOE, Podemos e indipendentisti erano d’accordo da tempo, ma solo facevano teatro per far sembrare vera la trattativa politica. Difronte all’evidenza che il loro mantra era solo politicismo, hanno spostato l’asse sull’irresponsabilità di Pedro Sánchez (togliedogli la patente di statista) per voler governare con questa banda di saccheggiatori della grande nazione spagnola.
Chi è riuscito a spiazzare tutti, è stato proprio Pablo Iglesias. Fa un passo indietro sulla richiesta fatta precedentemente di avere il ministero del lavoro per Podemos (era la controfferta a quella precedente socialista, ma rifiutata da Sánchez), a cambio di delle competenze in politiche attive per il lavoro. E ricorda che comunque vada oggi, si è in tempo fino a settembre per formare un governo.
La proposta riaccende leggermente le speranze, e gli interventi di EH Bildu, dei valenziani di Compromis, ribadiscono una astensione propositiva che seguirà anche nei prossimi due mesi. Non uguale sarà l’intervento di Rufián di ERC. Oltre a ribadire la disponibilità all’astensione, a ricordare l’unicità del momento e dei decenni che rimpiangeremo l’occasione perduta, avverte che il suo partito potrebbe non essere più disponibile a settembre, perchè, senza dirlo, in autunno ci sarà la sentenza, e a seconda della condanna e delle reazioni governative, ERC si troverà in un nuovo punto politico. Il che porta dietro il suo peso, visto che i 15 voti di ERC, anche se in forma di astensione, sono determinanti per permettere la formazione di un governo di sinistra.

Il risultato finale è 124 SI, 155 No e 67 astensioni. Se non appare dal nulla un accordo entro settembre, il 10 novembre si tornerà a votare.

La macata formazione di un governo, inibirà la possibilità di formare una commissione d’inchiesta parlamentare sullo scandalo dei rapporti del CNI (servizi segreti) con gli attentatori di Barcellona e Cambrills, aiutando decisamente il silenzio stampa nazionale e internazionale sul tema.
Poi c’è la situazione giudiziaria e quella internazionale. I giudici del Tribunal Supremo hanno giocato un’abile carta, hanno mandato una lettera al parlamento europeo, chiedendo in che momento sia effettiva l’immunità parlamentare di Oriol Junqueras. Se nel momento stesso dell’elezione, se nel momento del giuramento (che il tribunale ha impedito, negando il permesso a Junqueras di presentarsi davanti alla giunta elettorale centrale), oppure se nella presa di possesso del seggio. La richiesta pretende semplicemente prendere tempo, perchè se l’immunità fosse dichiarata prima della sentenza, bloccherebbe tutto il processo, se invece tra risposta e contro risposta cartacea si arrivasse ad accertare l’immunità successivamente alla condanna, una condanna pesante eliminerebbe i diritti politici, e Junqueras non potrebbe essere deputato europeo e rimarebbe senza immunità.
Ma ci sono altri attori in campo. La presidente del gruppo europeo dei Verdi, Ska Keller, ha richiesto al nuovo presidente del parlamento, Sassoli, un’incontro per discutere del caso di Junqueras (di ERC, inserito nel gruppo verde) come anche quella di Puigdemont e Comín. Alla richiesta si è aggiunto anche il rappresentante di Alleanza Liberale Europea, Alyn Smith, visto che gli eletti nella lista di Juntsxcat sono nel gruppo ALE. Sassoli si è dichiarato disponibile a parlare dell’assunto, per il momento, vedremo poi con che tempi (se prima della sentenza) e con che risultati…
Le prospettive sono tutt’altro che rosee. Molto o troppo lascia pensare che in delle elezioni autunnali possa formarsi un governo di destra, sommando degli ex franchisti mai pentiti come il PP, degli pseudo liberisti ma simpatizzanti del franchismo come Ciutadanos e dei neofascisti convinti che minacciano nuove fosse comuni come Vox. Il tutto verrebbe a coincidere con la sentenza del Tribunal Supremo, che tutto lascia immaginare che non sarà lieve.
Come reagiranno in Catalunya? Qualunque sarà la reazione sarà sufficente per le tre destre, per applicare un nuovo articolo 155 indefinito…. e poi??
Il rapporto tra Spagna e Catalunya è nuovamente una bomba a orologeria, e a seconda della potenza della denotazione, determinerà il futuro della Catalunya, della Spagna tutta, ma anche dell’Europa già zoppicante per il Brexit…

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