Terrorismo e sentenze in campagna elettorale.

La polemica degli arresti dei CDR della settimana scorsa, alza i toni e aumenta la tensione.
Da parte del governo centrale, c’è un’esplicita richiesta di condannare la violenza ed il terrorismo per parte dei catalani. Invece il presidente Torra rivendica il percorso pacifista del movimento indipendentista, e si dice pronto a condannare la violenza nel momento che si presenti, ma al momento non esiste nessuna violenza da condannare, se non per quella fatta dalla polizia nell’ottobre del 17….
Degli arresti al momento si sa poco. I primi interrogatori sono stati fatti senza la presenza degli avvocati, ma dai successivi la presenza è stata garantita. Gli avvocati fanno tutti parte del team del gruppo di avvocati messo su dal movimento indipendentista, grazie alle sottoscrizioni volontarie. Ma al momento, gli interrogatori restano sotto segreto. Però, misteriosamente, escono fuori dettagli… Quindi alcuni giornali, ieri, hanno pubblicato che alcuni degli accusati facevano da ponte tra Puigdemont in Belgio e il presidente Torra, utilizzando il contatto della sorella dell’ex presidente Puigdemont. La sorella ha fatto subito una conferenza stampa per negare le voci che la metterebbero in contatto diretto con i presunti terroristi.
L’aria si scalda e l’indignazione è alta. Sopratutto per le tesi di alcuni editoriali, che vedono la tempistica degli arresti, come un giustificante per la sentenza del Tribunal Supremo attesa entro i prossimi 10 giorni. Ossia che gli arresti con l’accusa di terrorismo, servano a far digerire, a giustificare una sentenza forte. E che il nuovo percorso legale, serva al precedente per ratificare quella violenza che gli articoli penali usati dall’accusa (ribellione e sedizione) richiederebbero, ma che nei fatti al momento non si è mai verificata…
La diffusione di voci di corridoio sugli interrogatori, non si ferma al nome della sorella di Puigdemont, ma si aggiungono immediate confessioni, da parte di due degli accusati, della preparazione di ordigni esplosivi. Ovviamente le voci non sono verificabili, visto il segreto istruttorio posto sopra la causa, ma sono perfettamente funzionali alla manipolazione dell’opinione pubblica, nazionale de internazionale, ed a una perfetta apertura di campagna elettorale.
Infatti, Pedro Sánchez, dopo aver portato la Spagna alla quarta elezione in appena due anni, sta raccogliendo il premio per aver giocato al gatto e al topo con Podemos, e si avvicina al giorno in cui potrá raccoglierne le briciole. Iñigo Errejon, uno dei fondatori di Podemos, quello che alle manifestazioni si notava per essere l’unico a non salutare con il pugno chiuso, ma con la V di vittoria, quello che polemizzava con la direzione per l’appoggio al referendum catalano, ha presentato la sua nuova lista elettorale, “Mas País”, con l’appoggio politico dell’ex sindaca di Madrid, Manuela Carmena. Immediatamente la direzione di Podemos Murcia, si dimette e si inserisce nelle liste della nuova formazione. Ed anche il partito della sinistra valenziana, Compromis, fa sapere che rompe l’alleanza con Podemos, per farla con Mas País. A questo punto la sinistra è rotta. Chi in Podemos vedeva di buon occhio un’alleanza con i socialisti, ma alle loro regole, adesso voterà la nuova formzaione di Errejon. Mentre chi sarà ancora convinto del percorso politico di Podemos, sentirà come inutile il proprio voto, visto che non sarà, probabilmente, più in grado di influire nella formazione di un governo.
La strategia di Sánchez per eliminare la minaccia che si presentava alla sinistra del PSOE, è decisamente tiuscita. Ora non sarà necessaria la formazione di un governo con chi potrebbe dare delle ragioni al movimento catalano. E quindi, con questa tranquillità, parlando agli iscritti e militanti del PSC, in un evento a Gavà, nel cuore della Catalunya, torna a minacciare l’applicazione dell’articolo 155 (sopensione dell’autonomia catalana), subito dopo essersi lamentato che il governo catalano non abbia condannato il terrorismo, facendo sembrare che la mancata condanna di qualcosa che non si è ancora verificato, possa essere sufficiente all’applicazione di un articolo che annulla i diritti politici di un’intera comunità autonoma…
Domani è il secondo anniversario del referendum indipendentisa, e sono molte le manifestazioni previste in tutta la Catalunya.
Entro dieci giorni sarà pubblicata la sentenza contro i politici indipendentisti. Subito prima della grande festa dell’orgoglio nazionale spagnolo, il 12 ottobre. Volutamente prima della sentenza del Tribunale Europeo, che deve dichiarare se Oriol Junqueras, uno degli accusarti, gode dell’immunità europea, invalidando quindi il processo. E appena una manciata di giorni prima del compimento di due anni di prigione preventiva dei due Jordi, che se si compissero, per la legge spagnola, dovrebbero essere rimessi in libertà.
Infine, entro poco più di un mese, ci sono le nuove elezioni del parlamento spagnolo.
Il cocktel è pronto. Tutti gli ingredienti per una nuova grande crisi politica, sono serviti, rimane solo da aspettare lo svolgimento naturale degli eventi…

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