Dialogo tra sordi

Si scaldano i motori, ma a farlo sembra essere maggiormente lo stato spagnolo in piena campagna elettorale. Non passa giorno, non passa neanche un comizio dove l’argomento centrale non sia la Catalunya. I socialisti minacciano un nuovo 155, mentre i popolari adesso cambiano linea e propongono la Ley de Seguridad nacional, che metterebbe sotto il controllo dello stato centrale il corpo dei Mossos D’Esquadra (la polizia catalana). Ciutadanos si dichiara disponibile a tutte e due le possibilità. E non ha importanza se il comizio o l’intervista avvienga in Murcia o in Andalucia, sempre di Catalunya si parla…
Risuona, come un eco, fino agli angoli più remoti della penisola, la parola terrorismo.
Non esiste la presunzione d’innocenza per gli arrestati dei CDR. Non si aspetta il verdetto di un processo, ma neanche si aspetta che i magistrati tolgano il segreto istruttorio e si sappia finalmente a che punto siano le indagini. Neanche si fa caso che non ci sia stata nessuna azione violenta o definibile come terrorista. No, sono solo sufficenti alcune filtrazioni che ha fatto la stampa, impossibili da verificare, perchè si pretenda il mea culpa da parte del governo e dei partiti indipendentisti, pena: l’esclusione dal mondo democratico.
Quindi, il governo “dialogante” dei socialisti, manda (come faceva il governo di Rajoy) al Tribunal Costitucional la risoluzione del parlamento catalano del luglio passato che parlava di diritto all’autodeterminazione e del ripudio de Re. Inoltre avverte che non appena sia pubblicata nel bollettino ufficiale, farà lo stesso con le risoluzioni votate appena una manciata di giorni fa: quella votata solo dalle formazioni indipendentiste (JuntsXcat – centro, ERC – Sinistra, CUP – anticapitalisti), che parlava di un accordo per l’autodeterminazione, l’amnistia ai prigionieri politici, e in difesa dei diritti civili e politici (con il voto contrario di tutte le altre formazioni); Un’altra in cui si afferma il diritto alla disobedienza civile e istituzionale come arma di difesa dei diritti civili, politici e sociali che possano essere vulnerati (con l’astensione dei Comuns di Ada Colau); e anche dell’ultima che chiedeva il ritiro degli agenti della Guardia Civil dalla Catalunya, visto che il comportamento del corpo si avvicina a quello di una polizia politica, che persegue solamente determinati agenti politici e sociali, e chiede inoltre le dimissioni immediate della delegata del governo spagnolo, Teresa Cunillera, per essere “manifestatamente incapace di garantire i diritti fondamentali della cittadinanza”. Anche quest’ultima risoluzione ha avuto l’astensione dei Comuns.
Ed è proprio quest’ultima risoluzione che ha creato lo scandalo negli ambienti “unionisti” ed in particolare in quelle dei partiti di destra. Non solo non c’è una condanna al terrorismo, ma adirrittura si attacca la benemerita… E da lí le richieste di un nuovo 155 e della legge di sicurezza nazionale.

In questo ginepraio di risoluzioni, istruttorie e denuncie ai tribunali, lo stato spagnolo cerca di rifarsi un’immagine all’estero, e pubblica un video in cui definisce la Spagna come una democrazia compiuta, che rispetta i diritti civili, e finisce con la frase che in spagna, se sei contrario alla democrazia, non finirai in carcere per questo, perchè si rispetta la libertà di opinione…
Anche i partiti indipendentisti si preparano alla competizione elettorale di novembre. E quindi la lista di Juns x Catalunya presenterà al senato Roger Español, il manifestante che perse un occhio durante le cariche del primo ottobre del ’17 (le pallottole di gomma sono proibite in Catalunya, ma la Policia Nacional, come la Guardia Civil le hanno utilizate ugualmente). Presenterà anche Joaquim Forn, anche se essendo imputato nel processo all’indipendentismo, potrebbe facilmente essere, come gli altri imputati, inabilitato ai diritti politici prima delle elezioni di novembre.
La grande novità invece arriva dalla CUP. Gli anticapitalisti hanno deciso, per la prima volta nella loro storia, di partecipare anche alle elezioni nazionali spagnole, a cui non avevano mai partecipato, visto che consideravano la Spagna uno stato straniero e invasore. Contano con questo di recuperare un po dei voti perduti, ma sopratutto, di trasformarsi in una spina nel fianco dello stato spagnolo.
Sono tante le “acque che bollono in pentola”, e visto che nessuno ha intenzione di abbassare la fiamma, presto, da alcune pentole, inizierà a fuoriuscire l’acqua…

Deja una respuesta

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Salir /  Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Salir /  Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Salir /  Cambiar )

Conectando a %s