La sentenza.

Oriol Junqueras: Sedizione e Malversazione – 13 anni di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Raul Romeva: Sedizione e Malversazione – 12 anni di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Jordi Turull: Sedizione e Malversazione – 12 anni di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Dolores Bassa: Sedizione e Malversazione – 12 anni di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Carme Forcadell: Sedizione – 11 anni e sei mesi di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Josep Rull: Sedizione – 10 anni e sei mesi di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Joaquim Forn: Sedizione -10 anni e sei mesi di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Jordi Sànchez: Sedizione – 9 anni di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Jordi Cuixard: Sedizione – 9 anni di carcere e inabilitazione ai carichi pubblici

Santi Vila: Disobedienza – 1 anno e 8 mesi di inabilitazione ai carichi pubblici e 60.000€ di multa

Meritxell Borràs: Disobedienza – 1 anno e 8 mesi di inabilitazione ai carichi pubblici e 60.000€ di multa

Carles Mundó: Disobedienza – 1 anno e 8 mesi di inabilitazione ai carichi pubblici e 60.000€ di multa

Le conseguenze della sentenza sono immediate, il giudice istruttore Pablo Llarena, ha subito riaperto un nuovo ordine di cattura europeo per Carles Puigdemont, il terzo orami, ma si riserva di studiare meglio i dettagli della sentenza per vedere quali margini ha per fare una richiesta anche per gli altri esiliati. Puigdemont si dice tranquillo, e si mette a disposizione della magistratura belga.
Immediatamente si fa sentire anche la Junta Electoral, che ordina l’eliminazione dalle liste elettorali dei condannati che si erano presentati alle elezioni.
Poche ora dopo che la sentenza fosse resa ufficiale (che comunque già era a conoscenza di tutti visto che anche per la sentenza ci sono state filtrazioni alla stampa, con conseguente vulnerazione del diritto degli imputati secondo il diritto internazionale), si riuniva la prima seduta del Tribunale di giustizia dell’Unione Europea, per decidere se l’immunità parlamentare di Oriol Junqueras fosse valida o meno.
Nella prima seduta, i legali sia del parlamento europeo che della commissione europea, hanno dichiarato che non la possiede, visto che alla data della richiesta, non si era ancora costituito il parlamento, quindi le immunità erano ancora legate ai precedenti parlamentari europei. Il Fiscal spagnolo, venuto in rappresentazione del Tribunal Supremo, ha aggiunto che il Junqueras si è presentato alle elezioni, non per fare politica, ma solo per usufruire dell’immunità de evitare il processo. Invece l’avvocato di Junqueras, Andreu Van den Eynde, ha impostato il discorso sui diritti fondamentali, e sul fatto che l’immunità dovrebbe essere attiva dal momento in cui si è stati eletti.
Dovremmo aspettare circa un mese per sapere la decisione dell’alto tribunale europeo, e se per caso dovesse decidere a favore dell’ormai già condannato Junqueras, potrebbe mettere in discussione il processo stesso e invalidarne la sentenza, anche se il condizionale è d’obbligo visto quanto sono ascoltate dallo stato e dalla magistratura spagnola le sentenze europee…
Il problema è che una sentenza del genere, apre un buco nel diritto di sciopero, di protesta o di proposta politica, visto che qualunque manifestazione o semplice concentrazione, oltre ad una discussione parlamentare, senza contare una mozione o peggio votazione, possiedono adesso un precedente giuridico per essere trasformata in sedizione. La pericolosità di un concetto del genere in uno stato che si definisce “di diritto” è ovviamente molto pericolosa, e se accettata potrebbe diffondersi anche al resto d’Europa, facendoci rimpiangere i bei tempi in cui ancora esisteva il concetto di diritto…

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