E a Madrid si spera nel Brexit…

Il giudice istruttore Llarena non risparmia energie per cercare di far arrestare gli indipendentisti in esilio. E torna immediatamente all’attacco di Clara Ponsatí.
Appena venerdì scorso, la Ponsatí ha ricevuto le sue accreditazioni presso il Parlamento Europeo che, oltre a consegnargli il seggio, gli permettono la copertura dell’immunità parlamentare. E non appena passato il fine settimana, l’instancabile Llarena gioca tre mosse contemporaneamente.
Per primo scrive al Regno Unito per chiedere che venga mantenuto attivo l’ordine di cattura europeo. Lo fa basandosi su una logica apparentemente ferrea: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, fa si che la Ponsatí non sia coperta dall’immunità sul territorio anglosassone, e ci aggiunge una richiesta di una maggiore sorveglianza sull’imputata, per evitare che si rechi in altri paesi europei dove invece godrebbe dell’immunità. A me invece sorgono due domande: ma se la Gran Bretagna è uscita dall’UE, è ancora valido l’ordine di cattura europeo o forse è necessario fare una richiesta di estradizione internazionale come si fece per Marta Rovira in Svizzera? La seconda riguarda l’immunità in assoluto: la Spagna stessa è un paese dell’UE in cui l’immunità dovrebbe essere attiva, almeno fino a quando non da parere contrario il Parlamento Europeo, questo significa che Llarena e tutta la magistratura spagnola non hanno alcuna intensione di rispettare la legalità europea? La seconda domanda è ovvimente retorica, visto che gli stessi Posatí, Puigdemont e Comín non ci pensano neanche di verificare la lealtà europea del Regno Spagnolo, e danno appuntamento ai propri seguaci a Perpinyan (Perpignan). Catalunya si, ma in territorio francese…
Llarena, comunque, ha anche già scritto al Parlamento Europeo, per aggiungere il nome di Ponsatí a quelli di Puigdemont e Comín, nella sua richiesta di annullamento dell’immunità. Inoltre conferma l’ordine di cattura nazionale, dimostrando assoluto disinteresse per la legalità europea.
Nel frattempo continua il processo al Major Trapero, che ha visto la testimonianza del Tenente Colonello della Guardia Civil Daniel Baena. Il vice di Pérez de Los Cobos, ha portato in aula una lettera di Puigdemont che ringraziava Trapero per il comportamento dei Mossos d’Esquadra durante il referendum del primo ottobre del ’17. La lettera dovrebbe dimostrare che il corpo di polizia catalano era il braccio armato dell’indipendentismo. Cosa che non è entrata nella sentenza del Tribunal Supremo perchè non dimostrata, ma che è la base del processo contro Trapero. Solo che la famosa lettera, come altri documenti che portavano in quella stessa direzione, come “Infocats”, non sono stati accettati dal Tribunal Supremo, e, seguendo le sue traccie, neanche è stata accettata oggi dall’Audiencia Nacional. Parallelamente il quotidiano catalano El Món, fa pubblica un’inchiesta densa di documentazione, in cui si dimostra che i Mossos erano tenuti all’oscuro dalle decisioni principali del governo catalano, tanto che il servizio d’intelligenza interno, spesso annotava informazioni sulle decisioni di Puigdemont, conosciute tramite giornali e televisioni… Il che smonta il “teorema De Los Cobos”, e dimostra che i Mossos non potevano essere il corpo armato di nessuna rivoluzione…
Intanto, nell’apertura ufficiale della nuova legislatura spagnola, i partiti indipendentisti catalani ERC, JxCat, la CUP, quello della sinistra basca di EH Bildu e il Galiziano BNG, boicottano la presenza del Re nella cerimonia d’inaugurazione, lasciando i loro seggi vuoti e facendo un comunicato congiunto in cui si definisce l’istituzione della Corona come anacronista e erede diretta del franchismo. Mentre ERC, come per Bildu, si tratta ormai di un rituale quello di boicottare la casa reale, per la CUP è la prima volta perché è la prima volta che si presentano alle elezioni spagnole, ma la presenza di JxCat è una novità, data solo dall’attuale congiuntura politica e dall’entrata nel mondo indipendentista da appena una manciata di anni. Si nota solo l’assenza del PNV basco… Inutile segnalare le reazioni scandalizzate della destra spagnola…
Mentre è forte l’attesa dell’incontro di giovedì prossimo tra il governo Sánchez e il governo Torra, che grazie alle pressioni di ERC, è tornato ad essere l’apertura del tavolo di dialogo tra i due governi. Sánchez teme (anche giustamente) di essere usato e quindi un po schiacciato, dalla rivalità dei due partiti indipendentisti ora di fatto in campagna elettorale. Potrebbe Torra alzare eccessivamente le richieste da porre al governo centrale per farsi vedere come “puro” agli occhi dell’elettorato e far passare ERC come venduti al governo? Potrebbe essere il tavolo di dialogo semplicemente un’arma per l’egemonia politica catalana? Si, potrebbe, ma dimostrerebbe che l’altazza politica dell’indipendentismo catalano si sia ridotta a quella dei nani da giardino…
Nel dubbio, anche il Tribunal Superior de Justícia de Catalunya, apre una nuova causa per disobedienza al Presidente Torra, non sia mai che Torra riesca in qualche modo a fuggire dalla sentenza della Junta Electoral Central confermata dal Tribunal Costitucional.
Ma non solo la magistratura dimostra tenacia, anche i CDR (comitati di difesa della repubblica) la dimostrano, continuando imperterridi il blocco stradale quotidiano della Avinguda Meridiana a Barcellona. Iniziato il giorno dopo la sentenza ai politici indipendentisti, nonostante le molte cariche ricevute e le varie (mini) contro manifestazioni dell’estrema destra, i CDR del lato nord della città, si ritrovano tutti i giorni intorno alle 18,30/19, tanto che ormai sono a tutti noti i cambi dei percorsi degli autobus della zona…

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