Il ritorno del Re

Dopo molti mesi, e sopratutto dopo la visita annullata per la ceremonia di investitura di nuovi magistrati in Catalunya non molti giorni fa, venerdì scorso il Re è tornato a Barcellona accompagnato del presidente del governo Pedro Sánchez. La visita precedente fu annullata per la prossimità con l’inabilitazione di Torra e anche con la ricorrenza del primo ottobre, quindi il governo centrale ha deciso l’annullamento per precauzione ossia per timore delle proteste, ma appena una manciata di giorni dopo, è convinto che la precauzione non sia più necessaria.
Il monarca, al suo arrivo, è stato accolto da striscioni appesi ai balconi della piazza difronte alla Estaciò de França, con scritto “Catalunya no tè rei” (la catalogna non ha un Re).
La città è blindata. Gran parte del centro è praticamente incessibile. Un immenso cordone di polizia impedisce a chiunque di avvicinarsi alle zone che saranno calpestate da Sua Maestà, mentre un secondo cordone, organizzato da Omnium cultural e dalla ANC, circonda a sua volta quello delle forze dell’ordine. C’è una seconda concentrazione, questa invece organizzata dai CDR (comitati di difesa della repubblica) all’Arc de Trionf, non molto lontano dal punto d’arrivo del monarca, che però si trasforma in corteo e gira per la parte del centro ancora accessibile ai comuni mortali. Ci sono tensioni con le forze dell’ordine e in Plaça Catalunya, ci sono stati alcuni ferti e fermati.
Oltre alle proteste della Piazza, si ripropone la scortesia istituzionale, e agli atti ufficiali non sono presenti nè rappresentaze del governo catalano e neanche la presenza del sindaco della città, Ada Colau o di rappresentanti del comune di Barcellona
Il tutto accade durante uno shock notevole nel campo della repressione: la rappresentante del CDR di Viladecans, Tamara Carrasco, è stata assolta!! Quindi niente terrorismo, niente ribellione, ma neanche istigazione al disordine pubblico, che era l’ultima accusa che era rimasta in piedi.
Ora, non cambia la situazione di Adrià Carrasco, imputato nello stesso proceso, ma esiliato in Begio. Il motivo è che in Spagna non si può fare un proceso in contumacia, quindi il mandato di cattura a suo nome rimane intatto, e se si dovesse presentare al confine verebbe arrestato e processato nuevamente. Ma se è giuridicamente confermato che i CDR non sono un’organizzazione terroristica e neanche clandestina, probabilmente questa sentenza influirà su molti altri procedimenti penali aperti con le stesse motivazioni e con le stesse accuse che pendevano su Tamara.
Certo, gli effetti della repressione pesano ugualmente: Tamara è stata forzosamente confinata nel suo paese per un anno, con notevoli difficoltà a condurre la sua vita, a lavorare, o anche solo andaré a cercare un lavoro. E questo vale anche per molti degli altri imputati in processi similare, in molti hanno perso il lavoro, uno anche la casa, visto che non era in grado di pagare. Quindi, un risultato, lo stato, se l’è comunque portato a casa, che era sicuramente l’obbiettivo principale: reprimere, mettere paura, impedire che altri seguissero le stesse orme….
Un’altra sentenza invece frustra le ambizioni europee dell’indipendentismo. Il Tribunale di Giustizia dell’Unione Europea, ha dato ragione al Parlamento Europeo sostenendo che non è nei poteri del parlamento mettere in questione il diritto nazionale, e visto che i tribunali spagnoli non permettono a Oriol Junqueras di prendere possesso del seggio da deputato europeo, al parlamento non resta che lasciare vacante il seggio. Resta quindi intatta l’anomalia. Un deputato europeo in possesso di immunità parlamentare, resta chiuso in carcere, non gli viene riconosciuta l’immunità da uno stato membro e nessun potere europeo è in grado, o anche semplicemente non ha suficiente volontà, per far rispettare ad uno stato membro un’immunità che tutti gli altri stati riconoscono.
Junqueras è stato comunque sostituito da Jordi Solé nel seggio a Strasburgo, ma in molti speravano si trattasse di una sostituzione temporánea… invece….
Nella stessa giornata della visita del Re a Barcellona, gli ultimi tre presidenti della Generalitat catalana, si presentano insieme in una conferenza stampa a Perpignan, nello spicchio di Francia catalana. Mas, Puigdemont e Torra denunciano la repressione (tutti e tre sono stati inabilitati dai tribunali spagnoli) e chiedono una mediazione internazionale, convinti che non ci sia possibilità alcuna di un dialogo diretto ed efficace con lo stato spagnolo. La richiesta è vecchia, e ha sempre trovato sponde con difficoltà, ma i tre ex presidenti sono convinti che prima o poi riusciranno ad ottenerla, in particolar modo se alle prossime elezioni catalane, le liste indipendentiste superassetro il 50%.
E domani, il 12 ottobre, è la giornata dell’ Hispanidad…

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