L’Arresto di Pablo Hasél infiamma la Catalunya

Il Rapper Pablo Hasél si era barricato nell’università di Lleida, già da alcuni giorni, aiutato dai suoi compagni, e nonostante le proteste del rettore. E così ieri, in mattinata, i Mossos d’Esquadra sono andati a cercarlo smontando tutte le barricate montate su porte, scale ecc… Il responsabile dell’operazione ha dichiarato che hanno perso molto tempo per sbrogliare la matassa di banchi e sedie, ma poi hanno trovato poca resistenza da parte del grupo di protezione di Hasél.
Lui è uscito con il pugno chiuso alzato, e chiedendo ai compagni di non fermarsi, che la lotta è appena cominciata…
E così è stato…. Sono state convocate menifestazioni in piu di 70 cittadine catalane, ma anche alle isole Baleari e a Valencia.
La prima e probabilmente la più sentita è stata quella di Lleida, quella dei suoi compagni di università, degli amici di quartiere, come degli amici “di micrófono”. Il TG parlava di migliaia di partecipanti, senza specificare il numero. Ma già solo guardando le immagini, si poteva percepire la rabbia diffusa. Lleida sarà anche la prima città a registrare scontri.
A Barcellona la convocazione era a Plaça Lesseps. Alcune voci parlavano di 10.000 persone, altre di molti di più. Tanti giovani dai look più svariati. Molti con il típico look da b-boy, ma anche metallari, skins, mods. Ma non solo giovani, anche famiglie con bambini, anziani. C’era di tutto e di più. Tante le bandiere indipendentiste, ma tante anche quelle comuniste e anarchiche.
Gli slogan maggiormente cantati erano “Catalunya antifascista”, “Hasél libero” e vari canti contro la familia reale, ma ce n’erano anche alcuni che ricordavano le lotte dell’indipendentismo, come “fuori le forze d’occupazione” e l’ormai famoso “le strade saranno sempre nostre”.
Il corteo ha iniziato a scendere verso il centro della città con un’ora di ritardo, circa alle 20h. Ma appena dopo poche centinaia di metri, sulla Via Augusta (dal nome dell’imperatore che la fece costruire) sono iniziati i primi incidenti e le prime barricate. La manifestazione resta così divisa in due. Il grupo principale prosegue fino ad arrivare alla delegazione del governo centrale, dove si scontrerà nuevamente con i Mossos con incidenti che proseguiranno fino a Plaça Urquinaona e Via Laietana, nello stesso scenario degli scontri del post sentenza all’indipendentismo. Il secondo spezzone mentre scende nel centro della città si lascia dietro barricate di cassonetti incendiati, per evitare che i Mossos li carichino alle spalle. Quando poi arriverà nelle vicinanze della delegazione del governo, si troverà con centinaia di sassi sparsi per terra e li userà per attaccare sedi bancarie e le vetrine del centro economico della città, come “Luis Vitton”, “Bottega Veneta” ecc. I Mossos rispondono sparando colpi di fucile al Foam (una sorta di palle di gomma, ma meno rigida) e correndo come pazzi con i furgoni sul Passeig de Gracia. Saranno una quindicina i feriti registrati, di cui una ragazza colpita all’occhio da una pallottola di foam (al momento non sappiamo se potrà mantenere la vista o meno), e una quindicina i fermati.
Sono varie le colonne di fumo nero, dei cassonetti che bruciano,  che si vedono per tutta la città, mentre gli elicotteri sorvolano il centro illuminandolo con dei fari, alla ricerca dei gruppi di manifestanti.
A Girona la manifestazione sembrerebbe principalmente pacifica, fino a quando un nutrito grupo di giovani si stacca e si da all’assalto del commissariato dei Mossos d’Esquadra, distruggendone la vetrata principale a sassate. Gli scontri andranno avanti fino a notte inoltrata, superando l’ora del coprifuoco, che in Spagna è alle 22.
Il luogo dove pare che gli scontri siano stati particolarmente violenti, è nella piccola cittadina di Vic. Ma anche fuori dalla Catalunya si sono registrati scontri: a Valencia ci sono state cariche al corteo, in questo caso però effettuate dalla Policia Nacional.
Intanto, a Madrid, nel congreso dei deputati, un deputato della CUP (sinistra anticapitalista independentista) ha fatto ascoltare a tutto l’emiciclo, dal suo telefonino, una canzone di Pablo Hasél, ricevendo sia applausi che proteste.
Si potrebbe sperare che il caso Hasél costringa lo stato spagnolo a rimettere le mani sulla famosa Ley Mordaza (legge bavaglio), che già ha portato nei tribunali vari rappers, gruppi rock, burattinai, comici, ma anche casalinghe, studenti eccetera, visto che basta un post criticando la casa reale per farti convocare dalla magistratura. Insomma, una legge che mette in discussione il diritto d’espressione e di pensiero.
Podemos (che sta al governo con il PSOE) ha chiesto oggi un legge d’indulto per Hasél e Valtonic (altro rapper condannato per i suoi testi, che però si è rifugiato in Belgio), solo che l’indulto prevede una confessione e delle scuse pubbliche, che dubito che un accanito lottatore come Hasél voglia accettare…
Stamattina infatti, il governo amette che l’arresto di Hasél sta danneggiando l’immagine dello stato spagnolo all’estero, ma dopo che abbiamo sentito i partiti di governo, in tutte le campagne elettorali, in tutte le prese di possesso del potere, ribadire che la prima cosa che avrebbero fatto sarebbe stato l’eliminazione della legge voluta dal PP, e vedere che mai è iniziato un percorso parlamentare al riguardo, fa venire il dubbio che quello che manca sia proprio la volontà política.

Oggi sono convocate altre manifestazioni sia in città catalane che nel resto della Spagna, anche a Madrid.

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