Il settimo giorno

“Ci avete insegnato che essere pacifici è inutile”
Questo recitava lo striscione di apertura del corteo di domenica.
Ci sono stati dieci anni di manifestazioni indipendentiste assolutamente pacifiche, dove dopo il passaggio di migliaia di persone era difficile trovare anche solo un volantino accartocciato tirato per terra… Poi, il famoso referendum, gli arresti di attivisti e politici, la Ley Mordaza che incarcera rappes, comici, burattinai, ma anche chi scrive su Facebook… vari governi determinati dai giudici, anche elezioni determinati dai giudici. Le speranze nei tribunali europei, nel parlamento europeo… Poi arrivarono le sentenze, finì l’illusione e cominciarono le violenze. Molti arresti, molti processi, con spesso la stessa Generalitat catalana che si metteva come parte civile contro i manifestanti.
Ed infine la pandemia, migliaia di posti di lavoro persi, ulteriore diminuzione dei diritti, e la costruzione di un futuro volatilizzata nel nulla.
Bene, credo che lo striscione semplicemente sintetizzava tutto questo…
La convocazione era alla stazione di Sants.
Sia se si passava dalla stazione, che se si passava da un’uscita della metro, ci si trovava a subire una dettagliata perquisizione da parte dei Mossos d’Esquadra. Il che avrà ovviamente diminuito la partecipazione e fatto girare i tacchi a molti.
Nel piazzale fuori dalla stazione si forma un’assemblea, dove si discute, ma sopratutto si dichiara: “questo è anche per gli sgombri delle case, per la sanità pubblica, la scuola pubblica, il lavoro che non c’è…”; “Basta con questa monarchia fascista e corrotta!! Non ci rappresenta”; poi interviene un signore anziano, con i capelli Bianchi, che invita a lottare per la libertà… e giù un sacco di applausi.
Quando finalmente partirà, la manifestazione cercherà di andare verso Plaça d’Espanya, ma si troverà davanti un forte cordone di polizia che ne impedisce il passaggio. Si cambia percorso cercando di raggiungere il centro. Sarà tutto pacifico, fino all’arrivo in Via Laietana, difronte al famoso commissariato della Policia Nacional. Famoso perchè fu sede di torture durante la dittatura. Famoso perchè símbolo delle “truppe d’occupazione” come le definiscono gli indipendentisti. Famoso perchè la stessa sindaca Ada Cola ne ha più volte chiesto il trasferimento in un luogo meno simbolico e meno centrale.
Il commissariato, come al solito, è stato oggetto di lanci di sassi, bottiglie e tutto ciò che era reperibile. E, rispettando il protocollo, anche se per la prima volta in tutta questa settimana, i Mossos avvisano per tre volte prima di caricare… ma poi la serata passerà come tutte le altre: cariche, caroselli, barricate, incendi.
Lunedì la prima convocazione sarà per la mattinata, difronte alla Ciutat de la Justicia, per protestare con gli ormai più di cento arrestati in questa settimana di proteste. Mentre un’altra manifestazione è convocata per la sera, all’Arc de Trionf.
Forse la stanchezza, probabilmente per la complicità della pioggia, ma questa volta non si radunano più di un migliaio di persone. E se i numeri scendono, scendono anche le tensioni e le violenze.
Che sia tutto finito è improbabile, ma probabilmente la protesta prenderà nuove forme nei prossimi giorni.
Ma il terremoto che queste giornate hanno provocato nel mondo político non credo si fermeranno presto.
Su molti giornali, come nei salotti televisivi, ci si scandalizza per le vetrine e i saccheggi dei negozi del centro. Ma c’è anche chi fa notare (un giornalista in una trasmissione, ma anche un responsabile dalla CUP facendo una denuncia pubblica) che ci sono state varie infiltrazioni della polizia, e che molti di questi fatti violenti potrebbero essere stati provocati da loro…
Domenica la locale confcommercio, ha protestato sia con la sindaca Colau che con il governo della Generalitat chiedendo una secca e netta posizione a favore dei Mossos d’Esquadra.
I socialisti, che sono il primo partito in voti, nonchè principale partito d’opposizione si stanno sbracciando per far notare il loro alto livello di “legalismo”, ma questo non basterà a permettergli di governare al posto degli indipendentisti, non adesso per lo meno.
Invece l’estrema sinistra della CUP sta chiedendo una nuova discussione sul modelo di ordine pubblico, e chiede anche l’eliminazione della Brimo (brigada mobile). Gli altri partiti indipendentisti non possono non ascoltare chi porta con se i voti determinanti per riuscire a governare. Poi, oggettivamente, anche Hasél è in carcere per le stesse leggi e le stesse motivazioni dei politici indipendentisti, quindi almeno un po di solidarietà è d’obbligo.
Che questo possa portare ad una spaccatura tra indipendentisti e l’avvicinarsi di un governo socialista? Anche questo è difficile. Tra l’altro socialisti avranno bisogno dei voti dei Comuns, oltre che di quelli di ERC, e anche i Comuns vogliono che sia ridiscusso il modelo di ordine pubblico… Poi le stesse tensioni ci sono anche a Madrid tra socialisti e Podemos (con cui i Comuns sono alleati) sia per una legge sugli sfratti, che, appunto per la mancata derogazione della Ley Mordaza (la legge per cui è dentro Hasél).
Insomma, il tutto è lontano dalla soluzione, ed è probabile che le proteste non siano finite. Ormai anche un piccola scintilla può far ripartire tutto…

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