Umani parlamenti e divini tribunali

Il servizio legale in appoggio al tavolo di presidenza del Congresso dei Deputati di Madrid, sostiene che una legge di amnistia per risolvere il caso catalano sarebbe come un “indulto generalizzato” e l’indulto è possibile solo individualmente.
Un’archidettura legale un po’ contorta, visto che lla legislazione spagnola ammette sia l’amnistia che l’indulto come due forme differenti, la prima collettiva la seconda individuale, e visto anche che di indulti ne sono stati fatti molti e di amnistie ne è stata fatta una che fa da architrave all’attuale democrazia spagnola: quella che ha amnistiato tutti i dellitti del franchismo (ma non quelli dell’antifranchismo).
E il tavolo di presidenza si è subito adeguato, grazie ai voti del PSOE, della destra del PP, dell’estrema destra di Vox. A favore ha votato solo Unidas Podemos, creando così l’ennesima contraddizione all’interno del governo, con i socialisti da una parte e Podemos dall’altra.
Non è che la presidenza voglia impedire che venga votata una legge di dubbia costituzionalità, dal momento che è chiaro a tutti che la legge non passerà mai, visto i numeri dell’emiciclo, ma l’intenzione è proprio quella di impedirne la discussione… Si chiama “parlamento” perchè è il luogo dove si parla, si discute. Fare politca vorrebbe significare questo: discutere per poter trovare soluzioni… Ma se la discussione è impedita a priori??
Neanche che fosse la prima volta, visto che il tavolo di presidenza ha bloccato già decine di volte il tentativo di discute una commissione parlamentare sulla corruzione del Re emerito, e della casa reale nel suo insieme.
Il che da ali a chi sostiene che è inutile cercare un dialogo con Madrid, che è lo stesso stato spagnolo a non volerlo.
E li si inserisce nella politica interna catalana. Oggi si sarebbe potuto formare un nuovo governo independentista, ma le differenze strategiche di chi crede nel dialogo istituzionale e chi non ci crede, non hanno permesso il varo del nuovo governo. Quindi vedremo martedì prossimo se si avvicinano posizioni o se si butterà via il 52% dei consensi (mai l’indipendentismo aveva ottenuto tanto) per tornare nuevamente alle urne.
Chi segue il mio blog, ormai avrà capito che chi maggiormente determina la politica spagnola, prima che i parlamenti, sono i tribunali…
Quindi, anche se abbiamo visto la deputata catalana Serret rientrare in patria pasando per il Tribunal Supremo e ottenere di poter tornare a casa e esercere come deputata, non è possibile prenderlo come un precedente giuridico. Ma va preso in modo dogmatico. In fondo il padrone (giudice) è buono se ci si rimette alla sua bontà… E infatti lo stesso giudice istruttore Llarena che ha permesso il rientro della Serrat avvisa la Ana Gabriel, deputata della CUP che ancora risiede in svizzera per evitare l’arresto, che non c’è certeza alcuna.
La Gabriel ha la stessa accusa della Serrat, disobbedienza, inoltre per tipo di reato e situazione potrebbe essere giudicata da un tribunale normale di Barcellona invece che dal Supremo di Madrid. Ma Llarena già aveva fatto capire che discuterà di un’eventuale cambio di sede solo dopo aver interrogato l’imputato e che al reato di disobbedienza potrebbe anche aggiungerne di nuovi… Quindi, al presentarsi in territorio spagnolo, potrebbe essere arrestata immediatamente.
Insomma: solo se vieni ad inichinarti a me e a chiedere perdono, può darsi che decida di concederti qualcosa, come può essere di no… Come diceva un vecchio film: “io so io e voi nun siete…”
In fondo si trata dello stesso Llarena che sta studiando la maniera per convincere il Parlamento Europeo, che nel caso di un ordine di cattura europeo riguardante un parlamentare eletto, sia lo stesso parlamento (quindi un organo politico) a decidere sull’estradizione, invece che i giudici del paese in cui si risiede. La tattica arriva dopo l’annullamento dell’immunità a Puigdemont, Comín e alla Ponsatí, che hanno dimostrato che la politica, se sotto le giuste pressioni, non si sofferma a osservare se si siano calpestati diritti, se c’è o meno perseguzione politica, se i reati siano o meno compatibili con gli altri stati di diritto, come invece è d’obbligo da parte della magistratura.
All’oggi annullare l’immunità non è estradizione, quella sempre i giudici la devono decidere. E questo, evidentemente, non piace molto a Llarena…
Invece, dopo circa un mese di detenzione, finalmente è stata scagionata Sara Casiccia dall’accusa di tentato omicidio. La giovane italiana arrestata durante le manifestazioni di protesta contro l’arresto del rapper Pablo Hasél, è stata rimessa in libertà dopo che la sua avvocata ha presentato prove periziali che dimostrano che non è stata lei a lanciare il liquido infiammabile contro il furgone della Guardia Urbana. Inoltre si sono messi in dubbio le dichiarazioni degli agenti riguardo al luogo esatto dove lei e gli altri accusati siano realmente stati arrestati.
Avviene quindi un cambio nei titoli dei giornali: prima era la anarchica italiana, ora è la giovane italiana…
Ma per il momento gli altri sette (di cui cinque italiani) restano in prigione preventiva. Rimane infatti in piedi l’accusa di organizzazione criminale anche cadendo quella di tentato omicidio.

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