Il carcere e la matassa del governo

Carme Forcadell e Dolors Bassa sono rientrate in carcere ieri sera. Il giudice di guardia si è adeguato al criterio del Tribunal Supremo che già aveva revocato la semilibertà agli indipendentisti maschi, il passato 9 marzo, con la motivazione che non si sono ancora pentiti dei propri atti.
Questo modo di concepire la giustizia, più che ad uno stato di diritto, riporta la mente direttamente al medio evo e all’inquisizione. Ma anche, si inserisce, e non per la prima volta, nella política e nella formazione del nuovo governo catalano.
Già, perchè è stata la fiscalía, che dipende direttamente dal ministero degli interni, a richiedere l’adeguamento al criterio usato dal Tribunal Supremo. Quindi c’è quantomeno l’approvazione da parte del governo Sanchéz.
ERC (Esquerra Republicana de Catalunya – centrosinistra independentista), guidata da Pere Aragonés, sarebbe il partito e il candidato che dovrebbero formare il governo. E sono allo stesso tempo, il partito independentista che ha più rappresentanti nel Congresso di Madrid e che ha permesso la formazione del governo Sanchéz con il suo appoggio esterno. Insomma, è la formazione che ha puntato tutto sul dialogo con lo stato centrale, mentre lo stato centrale mantiene attivi tutti i canali repressivi messi in piedi dai governi precedenti guidati dalla destra del PP.
ERC dovrebbe formare un governo in coalizione con Junts (centrodestra) e l’appoggio esterno della CUP (anticapitalisti). La CUP da l’appoggio esterno sopratutto per non credere nel dialogo con Madrid, oltre che per motivazioni social/economiche, essendo anticapitalisti e gli altri due partiti ovviamente no. Ma la principale discriminante arriva proprio per la questione del dialogo.
Con Junts la questione è, paradossalmente, ancora più complicata. Anche se Junts accettasse di attendere due anni per vedere se il tavolo di dialogo con Madrid (che si è riunito una sola volta con il precedente governo Torra), porta a conquistare qualche obbiettivo, vorrebbe sin d’ora, sapere quale sarebbe il piano B in caso che il dialogo non porti da nessuna parte (cosa che vivono come più che un’ipotesi).
Già solo per questo, la mossa della fiscalía può essere interpretata in chiave politica, ossia rompere l’alleanza independentista per far nascere in Catalunya un governo di centrosinistra con ERC, i socialisti e i Comuns della Colau. Cosa che i numeri permetterebbero.
Il discorso di Junts si allarga (e si complica) anche al Consell de la República, al suo ruolo e significato. E di conseguenza a Puigdemont e Comín, due degli auto esiliati in Belgio, che sono rispettivamente presidente e vicepresidente del Consell de la República.
Il consiglio devrebbe essere quell’istituzione riconosciuta dall’indipendentismo, ma fuori del controllo dello stato spagnolo. Per essere efficace, dovrebbe essere accettato come potere superiore al governo della Generalitat. Se il consiglio decide che è arrivato il momento di un nuovo referendum, o di una qualsivoglia azione politica che vada nella direzione di una Repubblica Catalana, il governo dovrebbe obbedire e seguire la strategia collettiva.
E questo è un vestito che va stretto a Aragonés e a ERC, che invece vorrebbero arrivarci grazie al tavolo di dialogo con lo stato centrale.
Inoltre, quando fu fondato il Consell de la República, il vicepresidente era di ERC, ma poi passò nelle fila di Junts… La CUP ha sempre visto il consiglio come poco efficace… Insomma, si è trasformato in un organismo sotto il controllo di Junts.
Adesso è lo stesso Consell de la República a farsi avanti, e dalla voce del suo vicepresidente Toni Comín, invita rappresentanti di ERC, della CUP e delle associazioni Omniun Cultural e ANC (assemblea nacional catalana), a ridisegnare la struttura per renderla più rappresentativa e quindi più efficace.
Parallelamente lancia un’identità digitale republicana. Ossia una tessera digitale, tipo una carta d’identità, per gestire tutti gli iscritti. Chiunque può iscriversi al consiglio e partecipare ai lavori che teoricamente attenderà il Consell de la República come per esempio la stesura di una carta costituzionale. Una sorta di “anagafe” fuori dal controllo dello stato spagnolo.
C’è ancora un margine di tempo per la formazione del governo, e vari rappresentanti di Junts non escludono una partecipazione esterna, lasciando quindi ERC con un governo di minoranza (la legislazione spagnola lo permette, e la Catalunya non ha una propia legge elettorale), se non si trovasse un accordo nei tempi richiesti dalla legge. La cosa desta curiosità, visto che Junts (principale erede di CiU) è una formazione abituata ai posti di potere. Quindi che accetti, in nome della coerenza politica di farne a meno, sarebbe una novità non irrilevante.

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