La magistratura di traverso

Dopo mesi di attesa, il Tribunal Supremo finalmente consegna la relazione al governo di Madrid sull’eventuale concessione dell’indulto ai prigionieri politici indipendentisti.
Gli indulti furono chiesti tra settembre e noviembre del 2020, da parte di privati, gruppi politici o sindacati come UGT. Ma prima di poterli concedere, il governo deve chiedere l’opinione del tribunale che ha condannato (in questo caso il supremo), la Fiscalía e la Abocadara del Estado.
L’ultima ha preferito non pronunciarsi, la Fiscalía lo ha fatto di forma negativa, ed il Supremo, a detta di alcuni commentatori politici, lo ha fatto di forma demolitora.
Considera inaccetabile la concessione di un indulto.
Nelle 21 pagine definisce l’atteggiamento dei condannati come antidemocratico, indolente e irriverente. Si lamentano che non abbiano pronunciato parole di pentimento, anzi, con il “torneremo a farlo” riferito al referendum e pronunciato nella stessa sala del tribunale da alcuni dei condannati, si dimostra una potenziale reincidenza e quindi lontano dal meritare un indulto.
Uno degli aspetti che più ha dato fastidio ai magistrati è stato quello di trovare nelle richieste “l’insinuazione della violazione dei diritti fondamentali dei condannati, l’allusione alla non competenza di questo tribunale, la assenza del diritto ad un appello, la mancanza di imparzialità, la vulnerazione del diritto di difesa”, e se non fosse sufficente, si disegna una “responsabilità collettiva”. Tutte affermazioni che i giudici del Tribunal Supremo considerano inaccettabili.
Nel documento si aggiunge inoltre il “silenzio” dei condannati rispetto all’indulto, anzi il rifiuto che ne ha fatto Jordi Cuixart paventando la possibilità di un’amnistia come vera soluzione politica.
E qui il tribunale entra nel merito (anche se non richiesto) di questa seconda possibilità bocciandola senza appello, visto che la definisce l’amnistia come una soluzione che usano i regimi dittatoriali per evitare, all’arrivo di un regime democratico, di essere condannati per i gravissimi delitti contro le persone e i diritti fondamentali.
Insomma, a loro parere, in democrazia, una legge di amnistía neanche dovrebbe esistere.
La relazione si è súbito trasformata in bandiera política da parte dei partiti della destra spagnola.
PP, Ciutadano e Vox hanno detto che se venisse concesso l’indulto, lo porterranno direttamente ai tribunali perchè venga annullato. Vox ha anche detto che farà scendere gli spagnoli in piazza, ma per ora le altre due formazioni non si sono pronunciate in merito.
Non solo le destre, ma anche alcuni socialisti, come il presidente della comunità di Castilla La Mancha o l’ex presidente Felipe González, si sono espressi negativamente rispetto all’ipotesi.
Invece l’attuale presidente Sánchez ha detto: “c’è un momento per il castigo e un momento per la concordia”, coincidendo con i soci di governo di Podemos che sostengono che l’indulto sarebbe il passo dovuto per instaurare un vero dialogo e ricucire con la Catalunya.
Anche in Catalunya il nuovo governo parla di dialogo, il quale però dovrebbe portare verso un’amnistia e un referendum concordato. Il nuovo presidente Aragonès non ha mai menzionato l’indulto come possibile soluzione, e come lui neanche i condannati lo hanno mai fatto.
Anche la sindaca di Barcellona Ada Colau sostiene che un’amnistia o almeno un indulto potrebbero abbassare la tensione e portare ad un vero dialogo costruttivo.
La strada sembra tutta in salita, e così piena di ostacoli da inibire anche la più piccola speranza.
Poi si scopre anche che quello successo due giorni fa, non è stato del tutto casuale.
Lo sfratto forsoso che ha creato scontri tra gli antisommossa dei Mossos e alcuni deputati della CUP, nal giorno dell’inaugurazione del nuovo governo independentista, e con le sue scie di tensioni interne al movimiento independentista, sono state intenzionali. Si viene a sapere che il magistrato che ha dato l’ordine, lo avrebbe sospeso per giorni, come fosse in attesa dell’insediamento del nuovo governo, e lo avrebbe autorizzato apposta per quella data, e con la richiesta scritta di utilizzare proprio il corpo della Brimo (gli antisommossa dei Mossos) che era proprio quello che non avrebbe voluto la CUP, proprio quello che gli anticapitalisti avevano chiesto al governo che non succedesse a cambio dei loro voti al sostegno del governo…
Una specie di trappola orchestrata da un magistrato.
La scoperta dell’inganno a rimesso un po di pace tra i differenti partiti indipendentisti, e quindi la CUP è tornata alla carica con le sue richieste (sottoscritte in un documento comune insieme a ERC, il partito di Aragonès), chiedendo la inmediata costituzione di una compagnia energetica pubblica per poter migliorare al più presto le condizioni sociali e ambientali nel paese.
Parallelamente arriva anche la sentenza per gli attentati di Barcellona e Cambrils dell’estate del ’17. I tre accusati, che sono gli unici in vita del gruppo e che non erano presenti agli attentati, non sono stati accusati nè di omicidio nè di strage, come avrebbero voluto le associazzioni delle vittime, ma solo di partecipazione ad un’organizzazione terrorista, fabbricazione di esplosivi e cospirazione. Le condanne sono di 53 anni per Chemlal, 46 per Oukabir e solo 8, per collaborazione, a Iazza.

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