Un’anomalia dietro l’altra

A principio di marzo, il Parlamento Europeo aveva tolto l’immunità parlamentare ai tre eurodeputati catalani: Puigdemont, Comín e Ponsatí, e la votazione già aveva dimostrato una spaccatura nel parlamento con 400 voti a favore, ben 248 contrari e 45 astenuti. Ora invece il Tribunale Generale dell’Unione Europea rigira la situazione e accetta la richiesta di misure precauzionali, restituendo momentaneamente l’immunità parlamentare ai tre deputati.
Ci vorrà forse ancora un anno prima che il tribunale discuta i termini del ricorso e prenda una decisione definitiva, però per il momento vede fondamentale e urgente restituire il diritto di immunità. Sopratutto perchè, se gli eurodeputati fossero arrestati e restituiti allo stato spagnolo, poi potrebbe diventare impossibile restituirgli i propri diritti. Come lo fu nel caso di Oriol Junqueras, eletto eurodeputato ma mai autorizzato dalla giustizia spagnola ad uscire dal carcere per poter firmare la documentazione. Il Junqueras alla fine ha perso il seggio e quindi l’immunità.
La questione, oltre a essere delicata, sta scrivendo giurisprudenza. Si trata di un terreno nuovo per l’UE, per il parlamento e la relazione con i deputati da una parte e con gli stati membri dall’altra. Dove sta il confine tra il diritto di uno stato, rispetto al diritto di un rappresentante europeo eletto, e quindi anche davanti ai diritti dei suoi votanti.
Ma la cosa non si ferma lì. Ora entra in gioco anche la Commissione Giuridica e dei Diritti Umani della PACE (Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo), con un rapporto durissimo nei confronti dello stato spagnolo. Determina che i condannati indipendentisti sono prigionieri politici e in quanto tali vanno inmediatamente liberati tramite un indulto o un’amnistia; che si devono ritirare le accuse e permettere il rientro in patria degli esiliati. Non solo, smonta tutto il teorema della Fiscalía spagnola della “violenza sanza violenza” sostenendo che non è mai esistita; che convocare un referendum era già stato depenalizzato nel 2005, quindi non esiste reato; dice che è impossibile che si sia potuto verificare il reato di malversazione visto che le finanze catalane erano state messe sotto il controllo dello stato centrale grazie all’articolo 155 della costituzione; e per concludere pretende che le autorità spagnole non pretendano nessun tipo di pentimento o di aburia delle proprie idee politiche agli indipendentisti.
Si tratta di un documento che dovrà essere discusso e votato dall’Assemblea Parlamentare il prossimo 21 giugno. E nel caso che venga approvato, si dovrebbe convertire in un’obbligazione per il suo destinatario: lo stato spagnolo. Dico dovrebbe perchè spesso la Spagna trova il modo per non ubbidire alle direttive europee, o, se costretta, lo fa con molta lentezza.
Il punto è che PACE fa da punto di riferimento per diversi organismo del Consiglio, come il Commissario Europeo per i Diritti Umani o lo stesso Tribunale Europeo per i Diritti Umani. Inoltre il relatore del documento è uno dei parlamentari di massimo prestigio e anzianità nel PACE, dimostrando il massimo della neutralità ascoltando tutte le parti in causa. Oltre ad essere di area socialista, che come quella dei Popolari Europei fino ad ora non hanno mai deluso i propri compagni di area iberici.
Il paradosso è che il governo spagnolo ha emesso un comunicato dove sotiene che il Consiglio Europeo approva il comportamento del governo spagnolo, visto che sta proponendo gli indulti, ma nello stesso tempo i rappresentanti spagnoli dentro la commissione (tutti o del PSOE o del PP), oltre  presentare vari emendamenti, tutti rifiutati dalla commissione, hanno anche votato contro il documento, proprio perchè non approva il comportamento del governo.
Vero è che il governo Sánchez sta portando avanti il discorso degli indulti, e che potrebbero essere approvati entro l’estate, ma con condizioni, principalmente quella di non ripetere i reati in questione. Cosa che da una parte risulterebbe difficile, visto che l’indulto non eliminerebbe l’interdizione dai pubblici incarichi, il che gli impedisce di fare leggi o promuovere referendum; inoltre sottointende un impedimento a praticare le proprie idee politiche…
Tra l’altro c’è la possibilità che in molti potrebbero non accettarlo: dal momento che l’indulto è un provvedimento amministrativo personale e non risolverebbe il problema politico nel suo insieme come farebbe un’amnistia che potrebbe riguardare i più di tremila cittadini in un modo o nell’altro coinvolti in cause penali come conseguenza diretta o indiretta del referendum del primo ottobre del ’17.
Inoltre, essendo amministrativo ammette ricorso, infatti il PP già si è lanciato alla raccolta di firme per opporsi al provvedimento.
Il governo sta pensando anche a ridurre le pene dal reato di sedizione, ma non di eliminarlo come diceva fino ad alcuni mesi fa, e come sarebbe logico visto che è rimasto come reato solo nel Regno di Spagna, essendo nei fatti un reato obsoleto per una moderna democrazia.
Quello di adeguarsi alle altre democrazie europee continua ad essere un concetto che resta stretto allo stato spagnolo, nonostante che sia governato dal governo definito il più a sinistra dalla fine della dittatura.

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