L’Europa e gli indulti

Lo schiaffo politico è enorme. L’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato un documento durissimo nei confronti dello stato spagnolo. Ha dichiarato che le sentenze contro i leader indipendentisti sono sproporzionate, pretende dal governo spagnolo che faccia gli indulti al più presto, che siano ritirati gli ordini di cattura europei per gli esiliati, che si riformi nel codice penale il reato di sedizione, che il governo si impegni per risolvere le differenze politiche, e arriva addirittura a paragonare lo stato spagnolo a quello turco con la repressione contro il popolo curdo.
Delle decine di emendamenti che hanno presentato i parlamentari spagnoli, solo quello che parlava di amnistia è riuscito ad essere accettato, tutti gli altri sono stati bocciati a larga maggioranza.
Il tutto arriva pochi giorni dopo che i primi prigionieri politici catalani potessero presentare un ricorso alla sentenza del Tribunal Supremo davanti ai tribunali europei. Lo stato spagnolo è cosciente che non riuscirà a vincere in quelle sedi, e non gli rimane altro da fare che correre ai ripari.
Quindi ieri Pedro Sánchez si è presentato al Teatro del Liceu a Barcellona, annunciando che questa mattina il consiglio dei ministri avrebbe finalmente approvato gli indulti ai 9 leaders catalani imprigionati. Ma l’attuale governo catalano ha disertato l’incontro per poter partecipare all’inizio del processo a otto ex alti carichi della Generalitat catalana, sotto accusa per aver partecipato all’orgnizzazione del referendum. Perchè non sono solo i nove ad aver subito la repressione dello stato spagnolo, ma circa tremila, oltre poi agli esiliati in Belgio, Svizzera e Scozia.
Molti carichi amministrativi della Generalitat, di cui 44 già condannati e altri 56 in attesa di giudizio, 18 insegnanti, 712 sindaci, le centinaia di manifestanti arrestati durante le manifestazioni del blocco all’aereoporto o alla frontera con la Francia, o per quelle contro l’arresto del rapper Pablo Hasél, poi ci sono i menbri dei CDR (comitati di difesa della repubblica) come la Tamara Carrasco che ha subito un confinamento domiciliare per quasi tre anni, visto che era accusata di terrorismo o l’Adrià che è dovuto rifugiarsi all’estero per molto tempo anche lui con la stessa accusa, un meccanico per non aggiustare una macchina della Guardia Civil, alcuni processati per semplici post su Facebook, rappers, burattinai, attori comici… Gli indulti non riguarderanno tutti questi casi…
Ed infatti la notizia dei nove indulti arriva in tempo per il telegiornale dell’ora di pranzo. Il governo socialista vota gli indulti come richiesto dall’organo europeo, nonostante che anche i parlamentari socialisti presenti nell’assemblea avessero votato contro il documento dell’assemblea del Consiglio d’Europa.
Sono indulti parziali e condizionati, direi un passo in avanti molto, ma molto timido.
Gli indulti votati dal consiglio dei ministri appena poche ore fa, riguardano il perdono delle condanne di carcere, ma non l’inabilitazione a pubblici incarichi. Ossia non potranno presentarsi ad elezioni o partecipare ad un governo, essere sindaci ecc. Inoltre sono rivedibili: nel caso qualcuno pensasse di organizzare un nuovo referendum o una qualunque azione considerata “sediziosa”, verrebero inmediatamente rispediti in cella.
Certo, c’è da considerare anche che il tutto arriva dopo che il leader di ERC, Oriol Junqueras, dal carcere, aveva da poco scritto una lettera aperta in cui rinunciava all’unilateralità, cosa che ha creato un vero e proprio scandalo tra le file indipendentiste, come una resa. Peggiorato poi dalla dichiarazione dell’attuale leader di Junts, Jordi Sànchez, anche lui in carcere, che ha detto che il referendum in fondo era solo un modo per fare pressioni sul governo centrale e non per un’indipendenza immediata. Due dichiarazioni probabilmente precedentemente accordate con il governo, non un vero pentimento ma che ci va molto vicino. Un rospo molto grande da digerire per l’indipendentismo di base, a cambio non di amnistia generale, non di un referendum, ma solo di nove indulti parziali e rivedibili. A molti non è piaciuto.
Poi si dovrà vedere che risultato otterranno le proteste della destra. La manifestazione nella Plaza de Colon a Madrid è stata, in numeri, ben lontana da quelle di anni fa, e la raccolta di firme contro gli indulti portata avanti dal PP sembra non stia raccogliendo lo sperato.
Ma senza scomodare i generali in pensione che minacciano colpi di stato, il leader del PP, Pablo Casado, ha deciso di fare un ricorso personale al Tribunal Supremo. Visto che un giudice pare abbia scoperto che alcuni CDR stavano indagando alcuni dirigente del PP, lui compreso, dice di sentirsi personalmente in pericolo se i leader indipendentisti fossero indultati.
Insomma, non solo il passo del governo è piccolo e timido, ma, essendo un decreto governativo, e non una legge parlamentare può esssere ricorso da qualunque cittadino e tombato da un giudice, riportando tutto il percoso alla casella di partenza.

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