Le sette vite di Puigdemont

Se a Pigdemont piace il rischio, sicuramente piace calcolarlo.
Il suo arrivo in Sardegna, annunciato pubblicamente da tempo, certamente prevedeva l’eventualità  di essere arrestato, ma il rischio era sicuramente stato previsto e soppesato, e una volta posti i pesi sulla bilancia, si è scelto per il rischio. E, come sempre, centrando l’obbiettivo.
D’altronde non è il primo viaggio dell’ex presidente catalano. Si già era fatto vari giretti in Francia, arrivando quasi ai confini con lo stato spagnolo, nella Catalunya Francese anche detta Catalunya Nord.
Ora invece va ad Alghero, Catalunya sarda, e inserita nell’immagginario rivoluzionario catalano nei Paisos Catalans. Ossia in dei confini immaginari di un’ipotetica unificazione dei paesi di lingua catalana.
Ma all’aereoporto di Alghero ci sono ad aspettarlo tre poliziotti in borghese.
Perchè in Francia no ed in Italia si? La logica lascia pensare che in Francia si è sempre mosso in automobile, e mancando ormai le dogane terrestri, l’allarme non è scattato. Invece al registrarsi al check-in in aereoporto, sono scattati gli allarmi e la polizia italiana è intervenuta d’ufficio.
Poi ci sono le male lingue, il sospetto e la dietrologia, che vede adirittura la possibilità che a riceverlo ad Alghero, ci fossero pure due agenti della Policia Nacional venuti ad assicurarsi che il fuggitivo fosse portato via in manette.
Sinceramente, se così fosse, si dimostrerebbe inequivocabilmente la deficenza intellettuale delle intelligence spagnole.
Come mai Puigdemont è in grado di calcolare un rischio e gli apparati dello stato spagnolo non vedono la figuraccia internazionale che stanno per fare?
Per capirlo bisogna andaré un po’ indietro nel tempo fino ad arrivare alla sentenza dettata dal Tribunale di Guistizia dell’Unione Europea (TGUE) a fine luglio, che nonostante confermasse il ritiro dell’immunità come parlamentare europeo a Carles Puigdemont, lo faceva sostenendo che la giustizia spagnola aveva assicurato che il mandato di cattura europeo era stato sospeso fino alla risoluzione della sentenza del Tribunale Europeo. E aggiungendo che nell’improbabile caso di un arresto, ricorrendo allo stesso tribunale, l’immunità sarebbe subito ripristinata. Nel documento si sottolinea come comunque debba essere lasciato circolare liberamente per l’unione, visto la sua attività di parlamentare.
Ma allora, come può essere che il mandato di cattura europeo fosse sospeso e all’aereoporto d’Alghero sono invece scattati gli allarmi??
Sembrerebbe assurdo dirlo, ma: lo stato spagnolo ha mentito ad un tribunale europeo!!
L’inviato del ministero della giustizia spagnolo avrebbe dovuto dire: non è di competenza ministeriale, bisogna chiedere la conferma al Tribunal Supremo. Se si fosse chiesto all’alto tribunale spagnolo, la risposta sarebbe stata che il giudice Llarena non ha mai sospeso i mandati di cattura europei, e che probabilmente non ha mai avuto intenzione di farlo.
Oltre alla figuraccia europea, la beffa sembrerebbe essere anche maggiore.
La giudice di Sassari (competente per Alghero) decide già nelle prime ventiquattro ore di lasciare in libertà l’ex presidente catalano, e senza neanche misure cautelari. Riconoscendo il suo ruolo come parlamentare europeo e, riferendosi alla sentenza del TGUE, gli riconosce il diritto di muoversi liberamente per l’Unione Europea, e dichiarando la sua immunità ancora intatta.
Ovviamente lo convoca per il 4 ottobre prossimo, in presenza o in videoconferenza, come il deputato europeo preferisca.
Ci manca solo il tappeto rosso per disturbare per i mesi successivi i sonni dei giudici di Madrid.
Quindi Puigdemont esce accolto da alcuni rappresentanti delle istituzioni catalane, intervenuti a proposito. Ma anche da un gruppo di indipendentisti sardi, dal sindaco di Alghero che lo accoglie in catalano, e dal presidente della regione Sardegna che evidentemente considera fruttuosa una foto con l’ex presidente catalano.
Forse gli sarà potuto piacere meno sapere che le proteste davanti al consolato italiano di Barcellona, come nella altre capitali catalane, non sono state numerose come in precedenti occasioni.
Ma era un giorno ifra settimanale… Aspettiamo la manifestazione convocata per domenica per vedere se il nuovo evento riesce a riscaldare o meno le piazze catalane, al momento deluse per il poco fruttuoso (da molti visto come specchio per allodole) tavolo di dialogo tra i governi dello stato centrale e della periferica Catalunya.

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