Lo shock arriva quando Carles Puigdemont, denuncia al Tribunal Costitucional, Roger Torrent e tutta la Mesa del Parlament. Denuncia la non accettazione del suo voto delegato, e lo giustifica considerandolo un dettaglio tecnico, visto che il fine ultimo è arrivare a denunciare la soppressione dei suoi diritti politici presso il Tribunale Europeo dei Diritti Umani.
Tutti subito si affrettano a sottolineare che l’alleanza di governo non è in discussione.
Ma è da gennaio del ’18 che è evidente una spaccatura tra il Pdcat e Esquerra Republicana, già da quando Torrent (presidente del parlamento – ERC), esattamente un anno fa, ha negato l’investitura a distanza di Puigdemont. Si resta alleati, si cerca di mostrarsi uniti, ma le divisioni sono nette.
In fondo, che nelle acque torbide si muovano molte cose ed il loro contrario, è noto a tutti.
Anche il varo ufficiale della “Crida”, il nuovo partito di Puigdemont, mette ulteriori malumori nel Pdcat. Non tutti la vedono bene, molti lo vedono per sotterrare definitivamente la vecchia Convergenzia (il vecchio partito liberista, all’epoca alleato con Uniò, più di impostazione democristiana), il che se per alcuni è un sollievo, ci si smarca definitivamente da vecchi casi di corruzione, per altri è una storia politica da difendere. Inoltre l’insistenza sull’uniteralità da parte di Puigdemont, è applaudita più dalla CUP (anticapitalisti) che nelle file stesse del partito.
Chi sull’argomento è completamente chiaro è la CUP. Ieri nel parlamento catalano Carles Riera non è stato tenero con il governo Torra, accusandolo di complicità con lo stato spagnolo, per continuare a mentire alla popolazione su un possibile dialogo con lo stato che possa portare ad una forma di autodeterminazione. Ma la posizione della CUP al riguardo è nota da mesi.
Anche a Madrid le divisioni si moltiplicano. Dopo il caso del voto socialista nel parlamento di Estremadura che promuove una nuova applicazione del 155 in Catalunya, contraddicendo la “via del dialogo” del presidente Sánchez, seguono le spaccature a sinistra. Iñigo Errejon, uno dei fondatori di Podemos, lascia il partito e il seggio in parlamento, per unirsi alla lista della sindaca di Madrid Manuela Carmena, e di conseguenza, Podemos decide di non correre con la sua lista alle comunali di Madrid, proprio per non doversi confrontare con la sindaca e l’ex compagno di partito, ma si presenteranno comunque alla comuità autonoma.
Ma la divisione più grande si produce nel congresso dei deputati, dove Podemos e la sinistra indipendentista, bocciano il decreto del governo sugli affitti. Podemos, come la sua alleata catalana En Comù Podem e anche Esquerra Republicana, non accettano che nel decreto non ci sia il potere per i comuni di regolare il prezzo degli affitti nelle singole città, come promesso da Sánchez alla riunione con la sindaca Colau, il passato 21 dicembre, e come stabilito dal contratto di governo tra PSOE e Podemos. Questo dopo le numerose polemiche per la negativa data dal governo alla nave Open Arms di poter uscire dal porto di Barcellona e soccorrere migranti in mare…
Il nuovo scenario piace molto alla destra spagnola, che inoltre viene rigalluzita da nuovi sondaggi che danno per esportabile a livello nazionale, l’alleanza delle tre destre che si è compiuta in Andalucia…
Intanto, il partito dichiaratamente fascista, Vox, chiede alla fiscalia l’immediata illegalizzazione di Arran e dei colletivi antifascisti catalani, perchè gli hanno impedito (manifestando) di fare eventi in Catalunya, nelle settimane successive alla loro vittoria in Andalucia.
Il governo Torra, davanti ad una richiesta della CUP, ha annunciato che denuncierà le detenzioni della settimana scorsa nella provincia di Girona. Nonostante che il quotidiano Ara abbia scoperto che Il Jutjat d’instucció nº4 di Girona, oltre ad aver archiviato la causa, non era a conoscenza degli arresti, il delegato del governo spagnolo a Girona, Albert Bramon, (come già avevano fatto la delegata di Barcellona e il ministro della giustizia), continua confermando che il Jutjat d’instucció nº4 di Girona era perfettamente a conoscenza dell’operazione e che l’aveva autorizzata.
Un’altra polemica è derivata dalla mancata autorizzazione del Tribunal Supremo, a che Quim Forn e altri ex consiglieri, vengano ascoltati dalla commissione parlamentare catalana sull’applicazione dell’articolo 155.
Il Tribunal Supremo, ci comunica inoltre che accetterà la testimonianza dell’ex presidente spagnolo Mariano Rajoy, ma non quella dell’ex presidente catalano Puigdemont, nè dell’ex segretaria generale di Esquerra Republicana, Marta Rovira, visto che sono imputati (anche se non processabili, perchè in esilio) nella stessa causa, e neanche quella del Re Filippo VI. E che i prigionieri politici catalani saranno trasferiti nelle carceri di Madrid la prossima settimana, per permettere l’inizio del processo presumibilmente il 5 febbraio prossimo.
Visto l’avvicinarsi della fatidica data, domani il consiglio comunale di Barcellona, voterà un emendamento di rifiuto del processo e di vicinanza agli accusati, considerando il procedimento penale come politico. Mentre uno dei prigionieri politici, Quim Forn, si presenta come candidato a sindaco per la città, nella lista del Pdcat. Saranno quindi quattro i candidati indipendentisti che si presentano alle elezioni municipali cercando di contrastare la Colau a sinistra e Emanuel Valls a destra, sperando che in questo tutti contro tutti, non sia proprio il francese a risultare vincitore…
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