L’annuncio è arrivato ieri, lo ha fatto Pedro Sánchez in persona, le prossime elezioni generali saranno il 28 aprile. Un mese prima delle amministrative ed europee che saranno a maggio, e in pieno svolgimento del processo all’indipendentismo.
Ada Colau si è arrabbiata molto con gli indipendentisti, perchè non hanno approvato la legge di bilancio facendo saltare il governo. Ma non sono stati i soli, c’era anche Bildu, e alcune voci dentro Els Comuns (la formazione giudata dalla Colau) comprendono prefettamente le motivazioni dell’indipendentismo. Anche in molti dentro Podemos hanno votato con il naso tappato, molte delle promesse fatte dai socialisti sono state comunque disattese (come la richiesta della Colau di permettere alle amministrazioni comunali di regolare il prezzo dell’affitto delle case).
Alcuni analisti più “sottili”, sostengono che Sánchez non ci ha mai creduto alla legge di bilancio, solo gli serviva per costruirsi un’immagine vittimista per la campagna elettorale.
Il governo, visto la imminente chiusura del congresso, dà 15 giorni di tempo alla famiglia Franco, per decidere dove seppellire la tomba dell’ex dittatore, in maniera di poter utilizzare il trasferimento dal Valle de los caidos (monumento ai caduti della patria) in campagna elettorale.
Mentre l’attenzione mediatica è tutta per il processo alla cupula indipendentista, al Tribunal Supremo, ci sono decine di altri processi o in corso o che stanno per iniziare. Sempre ieri, Roger Español, il giovane musicista che perse un occhi durante le cariche, il primo ottobre del ’17, alla scuola Ramon Llull, è stato ascoltato dai magistrati come testimone, ma anche come accusato, visto che in un filmato lo si vede attimi prima di perdere l’occhio, lanciare una transenna contro la Guardia Civil. L’accusa è che abbia ferito un agente, ma lui nega l’accusa, sostiene di non aver colpito nessuno e di averla solo messo in mezzo alla strada, per rendere difficile l’avanzata della Guardia Civil. Español inoltre dichiara che gli agenti stavano con il “a por ellos” in testa (dagli adosso, grido che veniva fatto per salutare auto e furgoni della Guadia Civil in partenza per la Catalunya dall’Andalucia o Murcia, nel mese di settembre), che volevano far male più che prendere le urne…
Al Tribunal Supremo, invece, le risposte di Joaquim Forn (ex consigliere degli interni), sono state prettamente tecniche, smontando tutte le domande dell’accusa di non aver rispettato gli ordini della magistratura (Forn ribadisce che fu la Guardia Civil e non i Mossos a non rispettare l’ordine che era di sequestrare le urne senza alterare la convivenza civile, quindi senza violenza). Ma sopratutto si avverte un gap nell’impianto accusatorio, ossia l’assenza del Major Trapero (il capo dei Mossos) in questa causa. Fu l’istruttore Llarena a non volerlo e a lasciare che lui e i suoi assistenti fossero processati separatamente dalla Audiencia Nacional (che ha sede nel palazzo difronte al Tribunal Supremo). Forn, a una domanda specifica sul Tribunal Costitucional, dichiara di non accettare la leggittimità dell’alto tribunale, visto che i membri del costituzionale sono scelti dai partiti e quindi non sono imparziali ma politicizzati.
Sul piano internazionale, riesce la mossa di PP, PSOE e Ciutadanos di chiedere l’annullamento della conferenza che Puigdemont e Torra dovevano fare lunedì al Parlamento Europeo. Infatti Antonio Tajani, dopo che aveva autorizzato la conferenza su richiesta di un deputato flamenco, ha deciso di annullarla per motivi di “ordine pubblico”, giustificandolo con l’occupazione simbolica degli uffici della Commissione Europea a Barcellona, fatto dagli indipendentisti alcuni giorni fa.
Intanto in città si scaldano i motori per la grande manifestazione contro il processo all’indipendentismo e per la liberazione dei prigionieri politici, che ci sarà stasera Barcellona. Così potremo confrontare i numeri con la manifestazione della destra fatta pochi giorni fa a Madrid. Alla manifestazione di oggi, oltre all’indipendentismo, saranno presenti anche tutta l’area di sinistra che in Catalunya gravita intorno alla Colau e a Podemos. Anche se l’appuntamento più grosso, il più atteso, è lo sciopero generale in Catalunya della settimana prossima. Ogni giorno aumentano le adesioni e si moltiplicano gli appelli. L’idea è un blocco totale del paese, che, come fu negli scioperi dell’anno passato, bloccheranno anche tutte le comunicazioni tra la Spagna ed il resto d’Europa.
Sul fronte politico, i partiti indipendentisti stanno studiando una legge di riforma del regolamento del Parlament, per impedire future ingerenze esterne. Quindi si pensa all’investitura telematica, che permetterebbe di investire a distanza Puigdemont come presidente catalano; di rendere come competenza esclusiva del presidente la facoltà di sciogliere la camera, per evitare che lo possano fare da Madrid con un nuovo articolo 155; e di rendere di esclusiva competenza del parlamento l’eventuale sospenzione di parlamentare eletti, impedendo che possa farlo la magistratura spagnola alterando così le maggioranze parlamentari, com’è avvenuto pochi mesi fa. (Infatti al momento gli indipendentisti governano in minoranza anche se sono maggioranza di fatto). Sarà difficile che riescano a fare qualcosa che non sia direttamente annullato dal Tribunal Costitucional, ma ovvimente dovranno giocarsela tutta per cercare di riuscirci.