Ieri mattina, al processo, si è proseguito con l’interrogatorio a Diego Pérez de los Cobos. L’interrogatorio inizia con le scuse del giudice Marchena, su richiesta esplicita della difesa, per essersi scordato, il giorno precedente, di fare una domanda di rito… Ossia, dopo aver chiesto nome, cognome, stato civile e professione, di chiedere se il testimone fosse stato processato precedentemente… La risrposta è stata affermativa, ma con assoluzione… (per un caso di tortura).
Il colonello della Guardia Civil nega, anche lui, che si siano effettuate delle “cariche” da parte della polizia, e il giudice Marchena nega alla difesa un maggior approfondimento del termine “carica” (difronte alla faccia sorridente e piena di soddisfazione del testimone). Dichiara che la famosa “resistenza passiva” dei manfestanti, appena si avvicinavano le forze dell’ordine diventava decisamente attiva. Sostiene che l’attivita dei Mossos d’Esquadra era indirizzata a falicitare il successo del referendum, e riesce abilmente a schivare le domande che lo avrebbero messo in contradizzione, mantenendo la linea dell’accusa come e più dell’accusa stessa.
Ieri ha anche dichiarato Monserrat del Toro, che è considerata una testimone chiave per dimostrare il reato di ribellione. Anche lei conferma le tesi di violenza dell’accusa. Era la segretaria giudiziaria del Jutjat nº13 che, il 20 settembre, era incaricata della perquisizione al dipartimento di economia del governo catalano. Parla della paura che aveva ascoltando le grida e gli slogan della folla che si era radunata in strada. Dice che a un certo punto riesce a distinguere la voce, da un megafono, di Carme Forcadell (ma è noto che la Forcadell non partecipò alla manifestazione). Nega di aver sentito musica, ma c’era un palco con gruppi che si alternavano suonando. Dice che non vedeva polizia all’entrata della conselleria, almeno dalle finestre a cui aveva accesso. Dice che sentì preoccupazione per tutto il giorno che si trasformò in paura quando dalla finestra vide la folla. Sostiene che era innamissibile che la comitiva giudiziaria uscisse in strada usando un passaggio di sicurezza gestito da “civili” (il servizio d’ordine messo su da ANC e Omnium). Chiese un elicottero, che però non poteva atterrare a causa delle antenne, e che per questo fu costretta ad uscire passando per un cortile interno, che, saltando un muretto, comunicava con un teatro, e da lì è uscita finalmente in strada. Ma quando la difesa domanda se fa parte del collettivo Unidad Nacional Española (vicino alla Falange), che in Facebook e Twitter più volte a chiesto l’intervento dell’esercito in Catalunya, il giudice Marchena nega la formulazione della domanda, sostenendo che la sua ideologia non è determinante ai fini processuali…
Comunque la difesa la fa cadere in varie contraddizioni.
Poi arrivano i gestori di due hotel, situati uno a Reus e l’altro a Figueras, dove si alloggiavano membri della Policia Nacional, e che furono (dopo numerose proteste) alloggiati altrove. Il primo ha dichiarato che ci sono state manifestazioni sia in contra che a favore della polizia, tutte pacifiche, e che la polizia andò via quando finì il tempo prenotato. L’altro, oltre ad un paio di manifestazioni pacifiche, ammette pressioni e alcune minaccie telefoniche, ma che quando andarono via, era scaduto il tempo prenotato, aveva altre prenotazioni e non poteva farli rimanere ulteriormente.
Di seguito è stato il turno di un dirigente del porto di Palamos, in provincia di Girona. Una delle tre navi da crociera che ospitavano polizia e Guardia Civil, il governo Rajoy lo avrebbe voluto lì, ma gli fu negato l’attracco (il porto dipende dalla Generalitat e non dallo stato). Contraddicendo le dichiarazioni dell’ex consigliere, ora imputato, Rull, sostene che c’era lo spazio sufficente per far approdare la nave, e che non sa perchè gli fu negato il permesso.
Poi arrivano molti tecnici informatici, disegnatori web, direttori di giornali ecc. A tutti la domanda era rispetto la pubblicità per il referendum, se fossero state pagate le fatture ecc. Un paio non fecero il lavoro proprio perchè non ci vedevano chiaro, rispetto al pagamento. Ma la maggioranza, dopo aver emesso la fattura, ne emisero una seconda in negativo decidendo di non riscuotere… Il Fiscal non credeva possibile che delle aziende lasciassero impagati dei lavori volontariamente, ma si è stupito ancor di più quando il direttore de El Punt Auvì (giornale cartaceo, web e televisione) dichiara che per motivazioni che ritengono condivisibili, i lavori li fanno direttamente gratis, come in questo caso.
Il Landakari Basco (presidente della comunità), Urkullu, consegna al tribunale tutta la documentazione che dimostra la sua attività di “mediatore”, come aveva dichiarato quando era testimone, tra il governo catalano e quello spagnolo, contraddicendo, nero su bianco, le affermazioni (sotto giuramento) dell’ex presidente del governo Rajoy.
Ortega Smith, dirigente di Vox, ma anche avvocato della parte civile che accusa l’indipendentismo, non si è presentato al processo ieri mattina, per fare la sua conferenza al Parlamento Europeo “Catalunya è Spagna”. Viene accolto da striscioni e cartelli femministi, ai quali ha risposto “senza Lepanto e Carlo V, sareste tutte con il Burka”, poi ha avuto un battibecco con un deputato flamenco sul concetto di “popolo”. Il gruppo dei verdi ha chiesto a Tajani la documentazione che giustifica la conferenza di Vox e quelli che giustificano l’annullamento della conferenza di Puigdemont. Tajani ha risposto che non può dare queste informazioni per motivi di sicurezza…