Al processo continua la sfilata di Guardi Civil. Alcuni, raccontando i fatti del 20 settembre e del primo ottobre, sembra più che raccontino la trama di un film del terrore, come se si trovassero al centro di una rivolta, temendo per la propria vita. Quindi la resistenza passiva si trasforma in guerriglia urbana. Poi, quando è il turno delle domande della difesa, raccontano che non hanno avuto bisogno di tirare fuori la pistola, che nessuno è stato ferito ecc…
Cose simili avvengono quando le domande sono rispetto a email che dovrebbero dimostrare una ribellione organizzata. Allora succede che un GC parla per ore di email sospettose, poi al turno della difesa, si scopre che erano mail ricevute e non spedite… ricevute senza essere risposte e forse neanche lette… O anche una mail di Jordi Cruixard, che invita la cittadinanza a manifestare contro la prequisizione della Conselleria d’Economia, il 20 settembre, dipingendola come una dimostrazione dell’organizzazione violenta, poi solo grazie alle domande della difesa esce fuori che nel testo del messaggio si parlava di concentrazione pacifica… e così di seguito….
Praticamente la totalità degli agenti, ha chiesto di non essere ripreso durante la diretta televisisa. Diretta che fa nella sua totalità solo la televisione catalana, mentre la televisione pubblica spagnola fa vedere alcuni interrogatori, ma non tutti…
Aumenta anche la polemica tra la difesa e i giudici per i criteri che si sono stabiliti. L’assenza dei video non permette mettere in contraddizione le dichiarazioni degli agenti. Inoltre la regola che ha deciso il giudice Marchena, che si può domandare solo sulle domande fatte da chi ha chiesto il testimone, limita nei fatti l’azione della difesa, in particolare quando le dichiarazioni del testimone apportano nuovi elementi… Queste sono proprio il tipo di problematiche che non piacciono al Tribunale Europeo dei Diritti Umani, e che sicuramente saranno le basi dell’apertura di un giudizio europeo in un prossimo futuro.
Continua la polemica dei lacci gialli nei palazzi istituzionali. Il governo Torra si rifiuta di togliere i simboli dai balconi dei palazzi, come chiede la Junta Electoral, sostenendo che sono politici, quindi i palazzi istituzionali devono essere neutrali durante il periodo di campagna elettorale. Torra allora chiede il parere del Síndic de Greuges (una sorta di difensore del popolo, una struttura legale catalana, che però poco c’entra con il tema), il quale sostiene che è meglio che ci sia neutralità politica negli spazi pubblici. Quindi finalmente questa mattina si vedono gli uscieri della Generalitat, togliere lo striscione, però per sostituirlo con un altro, con il laccio in bianco e nero invece che giallo. Personalmente mi sembra un po’ infantile l’atteggiamento di Torra. Se vuoi fare un politica di disobbedienza la fai a 360º e non solo su dei simbolismi. Il laccio chiede la libertà per dei prigionieri ed esiliati che si considerano politici, ma la maggioranza di questi prigionieri ed esiliati sono capolista sia alle elezioni politiche, che a quelle europee, come anche alle comunali di Barcellona, quindi in assenza di una disobbedienza totale, si che sembra una sorta di campagna elettorale negli spazi pubblici… La Junta Electoral deciderà oggi pomeriggio se mettere una multa al governo, o se rivolgersi alla Fiscalia, per aprire un giudizio contro Torra, che potrebbe anche portare ad una disabilitazione politica…
Rispetto alla formazione delle liste elettorali, ci sono alcune particolarità da segnalare. Da parte dell’estrema destra, la formazione fascista Vox, ha deciso di mettere tra i primi della lista, tre ex generali, attivi nell’epoca franchista, e due ex senatori del PP.
Mentre nella sinistra e estrema sinistra catalana, continuano i movimenti su parti differenti delle barricate. Elisenda Alemany, ormai fuoriuscita dai Comuns di Ada Colau, sarà seconda nella lista comunale di ERC. Anche Nunet (che come Alemany faceva parte della corrente Sovranistas, interna ai Comuns) farà parte delle liste di ERC, però a livello nazionale.
Mentre la formazione della lista anticapitalista Front republicà, sta creando moto imbarazzo nella CUP, visto che la lista sarà principalmente composta da Poble Lliure, che è una formazione interna (e numericamente rilevante) della CUP, la quale aveva deciso di continuare a non presentarsi a livello nazionale, come sempre aveva fatto. La CUP infatti chiede che non ci siano carichi eletti e carichi dirigienziali visibili nelle liste (come Mireia Boya). Poble Lliure risponde che è una formazione indipendente e che sceglierà da sola che nomi mettere o meno. Per il momento sono confermati Alberto Dante Fachin (ex dirigente di Podemos, ora di Som Alternativa), Antonio Baños (giornalista ed ex deputato della CUP), Marta Sibina (ex deputata dei Comuns al congresso).
La partita di calcio femminile tra il Barcelona e l’Atletico Madrid, ha registrato il record mondiale di spettatori, con 60.739 persone partecipanti. Ormai, le imprese della squadra, arrivano quasi regolarmente tra le prime notizie sportive, visto che sta quasi per arrivare alla semifinale della Campions, dopo la vittoria di ieri per 3 a 0 sull’LSK Kvinner. I nomi delle atlete, come Duggan o Mariona, si iniziano a sentire anche tra i giovani e i bambini.
Crea polemica anche la partita della “nazionale” Catalana contro il Venezuela. Vari club spagnoli non autorizzano i calciatori catalani convocati a partecipare all’evento. Mentre fa ancora più rumore il fatto che Gerard Piqué abbia lasciato la nazionale spagnola per entrare fisso in quella catalana…