La giornata del primo febbraio inizia molto presto, già alle 5 i pompieri sono costretti a pulire una delle strade di uscita da uno dei carceri, piena di olii e liquidi infiammabili. E tra le sei e le sette iniziano ad uscire i primi furgoni. Fuori dai centri penitenziari e per tutto il percorso, migliaia di persone che avevano fatto la notte all’adiaccio, con bandiere, tamburi e fischietti, per salutare i prigionieri catalani diretti verso Madrid. In alcuni punti ci sono state tensioni con i Mossos, ma nulla di rilevante.
I Mossos hanno radunato i detenuti, provenienti da tre differenti carceri, per consegnarli alla Guardia Civil, che ha costruito apposta un autobus speciale per il trasporto. Un autobus con all’interno una serie di cellette individuali di appena 1m x90cm di base e 1,60m in altezza, con solo una sedia, una finestrella in alto, e un cinturone “elettronico”, che non ho per niente capito che cosa sia… Considerando i 600 Km che dividono Barcellona da Madrid, un viaggio in questo modo è una piccola tortura, ma sopratutto una forma di umiliazione.
Subito, entusiaste, si sentono le voci della destra spagnola. Pablo Casado (PP) chiede al presidente del governo Sánchez di approfittare dell’occasione per non far tornare mai più i detenuti in Catalunya…
Nel pomeriggio le manifestazioni di protesta si snodano per le principali città catalane. La più numerosa a Girona, ma anche a Vic, Tarragona, Barcellona… E nella capitale, appunto, una ventina di militanti della ANC decidono di occupare e chiudersi dentro gli uffici locali della commissione europea. Ci passeranno tutta la notte, appoggiati da un centinaio di persone in strada, nonostante le forti grandinate della nottata. Al mattino il supporto è aumentato di numero, fino a quando gli attivisti hanno definitivamente liberato i locali.
Il processo, che tutta la stampa definisce il più importante della storia democratica spagnola, inizierà le sedute il 12 febbraio, circondato da polemiche.
Quella per gli osservatori internazionali, che ancora insistono ad avere dei posti riservati in sala, ma sui cui il Supremo ha già detto che non ce n’è bisogno visto la diretta televisiva. Mentre da alcune Ong, si accusa della mancata trasparenza dell’alto tribunale.
E quella per i testimoni. Saranno più di 500 in totale. Ma nella maggior parte, saranno quelli convocati dalla Fiscalia o dalla accusa particolare di Vox.
Una grande parte dei testimoni richiesti dalle difese, sono stati rifiutati, eliminando così esperti internazionali dell’ONU o della UE, premi nobel della pace, ma sopratutto Carles Puigdemont, Marta Rovira e il Re Filipe VI. I primi due non sono accettati perchè “in fuga”, mentre il Re in quanto Re, e cioè protetto da totale immunità….
Tra i testimoni di rilevanza figurano l’ex premier Mariano Rajoy, Soraya Sáenza de Santamaria per l’ex governo spagnolo, Artur Mas (ex presidente della Generalitat), Roger Torrent (attuale presidente del parlamento catalano), Ada Colau (sindaco di Barcellona), Iñigo Urkullu (attuale presidente della comunità autonoma Basca), i principali rappresentanti dei differenti corpi di polizia. Ma sono stati eliminati tutti quelli che avrebbero potuto portare il discorso in direzione del diritto all’autodeterminazione o della interpretazione internazionale (in riferimento alle mancate estradizioni dei tribunali del Belgio, Germania, Gran Bretagna e Svizzera). Se non è un processo politico questo…
Inoltre il tribunale ha giocato uno “scherzetto” al governo, visto che il 12 febbraio era anche la data di inizio della discussione sulla legge di bilancio al congresso, che, senza i voti degli indipendentisti, non passerà.
La politica nazionale si svolgerà principalmente nelle aule del Supremo adesso. Molti prevedono che andrà avanti fino a giugno almeno, passando sopra a elezioni amministrative ed europee. Per i neofascisti di Vox, che sono presenti come parte civile, sarà una vetrina politica unica. Sperano che li lancerà dritti dritti verso il prossimo governo del paese, e con ragione direi…