Tavolo di dialogo 2

Sono stati molto rari gli incontri tra i presidenti catalani e quelli spagnoli negli ultimi dieci anni. Ci fu quello di Artur Mas con Rajoy. Mas si presentò con una serie di richieste, totalmente disattese da Rajoy, e da lí iniziò il discorso del referendum. Poi ci fu Puigdemont, sempre con Rajoy, e sempre con una lista di richieste inmediatamente disattese. L’altranno fu il turno di Torra, anche lui con una lista di richieste, e in quel caso fu Pedro Sánchez a neanche degnarsi di rispondere alle varie richieste.
Questa volta però la congiuntura politica è differente, e anche se Sánchez fino a non molto tempo fa (in campagna elettorale) faceva la voce dura con il tema catalano, adesso è lui a presentarsi con una lista di 44 punti di proposte per la buona relazione tra la Catalunya e lo stato centrale.
Come spiegano i socialisti, nei 44 punti si possono ritrovare in molte delle richieste dei presidenti catalani fatte nell’ultimo decennio. Si inizia con l’ufficializzazione dello stesso tavolo di dialogo, e del suo carattere permanente. Si parla della fine della giudilizzazione della politica. Anche se non spiega come farlo, tutti sanno della proposta che ha fatto Sánchez insieme a Iglesias di abbassare notevolmente le pene per i reati di ribellione e sedizione, che permetterebbero l’uscita dal carcere dei politici e attivisti catalani, senza dover affrontare un’amnistia che sarebbe impedita dai partiti di destra, nè un indulto che non sarebbe accettato dagli stessi prigionieri politici (prevede un pentimento previo). Finalmente si parla anche della memoria storica, e il governo si impegna a annullare tutte le sentenze e le sanzioni fatte durante gli anni della dittatura (cosa che incredibilmente in quarant’anni di democrazia nessuno aveva ancora fatto), includendo, tra gli altri, il caso dell’ex Presidente della Generalitat, Lluís Companys, torturato e fucilato da Franco.
Dal punto di vista dei finanziamenti, il governo si impegna a rivedere tutto il sistema del finanziamento delle comunità autonome, durante questa legislatura, e di flessibilizare il deficit. Si compromette, a partire dalla prossima legge di bilancio, di rispettare lo statuto catalano che prevede che gli investimenti in Catalunya siano pari in percentuale al PIL catalano (cosa mai avvenuta), e anche che nella prossima discussione parlamentare sul bilancio, siano inclusi i finanziamenti per i Mossos d’Esquadra, le persone dipendenti e le politiche per l’occupazione. Si parla anche di borse di studio, nuovi giudici e altre reclamazioni amministrative.
L’unica cosa di cui non si parla è di autodeterminazione.
PP e Ciutadanos parlano della “riunione della vergogna”, parlano di “vassallagio” e di aver superato tutte le linee rosse. Vox invece va oltre, sostenendo che Torra dovrebbe già essere stato arrestato da tempo, che Sánchez è un presidente illeggitimo e Torra un presidente illegale, inoltre insiste sull’urgenza di illegalizare i partiti indipendentisti. Tra l’altro Vox ha anche denunciato i membri della Mesa di ERC, JxCat e PSC per non aver convocato un dibattito d’investitura per sostituire Torra.
Il parlamento catalano, ieri, aveva anche votato una mozione che richiedeva un mediatore al tavolo di dialogo. I deputati di ERC però, hanno insistito nel fatto che l’eventuale mancanza di un mediatore, non potrà essere una scusa per rompere il dialogo. L’unico punto della mozione che non è passato, era quello che pretendeva che partiti e associazioni indipendentisti scrivessero le condizioni su cui si dovrebbe basare il tavolo. Ma qui i due principali partiti indipendentisti si sono trovati contro sia la CUP (che anche è indipendentista), che i Comuns, i quali non accettano che sia un dialogo chiuso al solo indipendentismo, ma che debba coinvolgere l’insieme del paese.
Oggi invece, dopo undici anni che nessun presidente spagnolo visitasse le sale del comune di Barcellona (l’ultimo era stato Zapatero), è avvenuto l’incontro ufficiale con la sindaca Ada Colau.
La Clolau, oltre al ringraziare per il ritorno alla normalizzazione delle relazioni istituzionali, ha insistito sull’urgenza di regolare i prezzi degli affitti, cosa che è comunque segnata nel patto di governo tra i socialisti e Podemos. Sánchez si è impegnato nel rilancio del progetto di Barcellona capitale culturale e scientifica. Il progetto, varato da Zapatero, era stato interrotto dal governo di Mariano Rajoy e mai riattivato.
Sul fronte giudiziario, la Fiscalia si oppone al fatto che Jordi Sànchez e Jordi Cuixart possano usufruire dei permessi lavorativi fuori dal carcere, a cui hanno diritto per aver compiuto una parte della pena. La motivazione della Fiscalia è che i due non si sono mai pentiti delle loro azioni (rafforzando così l’idea di un giudizio politico). La decisione, però, questa volta non dipende dal Tribunal Supremo, ma dalla giudice di sorveglianza penitenziaria.
Sul piano internazionale, la Commissione Europea ha rimproverato e corretto il capo della diplomazia europea, Josep Borrell per essersi beffato dei giovani di Fridays For Future e dell’attivista Greta, parlando in modo dispreggiativo di una “sindrome di Greta”. Borrell ha rettificato senza però scusarsi… Mentre il comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio Europeo ha anche rimproverato fortemente le strutture penitenziarie catalane e dei Mossos d’Esquadra per maltrattamenti ai detenuti in alcuni commissariati come in alcune strutture penitenziarie. Il dipartimento di giustizia della Generalitat, sottolinea che già sono in corso i cambiamenti necessari e che saranno completati entro l’estate. Il dipartimento, comunque, si allinea completamente con la sostanza del testo e con le pratiche suggerite dal comitato.

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