Anniversario

Ieri è stato l’anniversario della sentenza all’indipendentismo. Ieri, un anno fa, consegnavo le bozze definitive del libro, scrivendo nell’ultima pagina gli anni sentenziati ai politici indipendentisti.
Ieri, un anno fa, compariva sulla scena Tsunami Democratric, organizzazione tutt’ora sconosciuta e ancora indagata dalla magistratura per terrorismo. Compariva nelle reti sociali, e invitava a bloccare l’aereoporto internazionale di Barcellona.
Iniziavano così un lungo periodo di proteste, che ha portato a più di 200 arrestati tra i manifestanti, tutti ancora in attesa di giudizio, ma quasi tutti a piede libero oggi. Quasi tutti, perchè ne è restato uno dietro le sbarre… Un manifestante madrilegno arrestato durante una manifestazione di solidarietà con la Catalunya a Madrid. Lui, un anno dopo, è ancora in prigione. Certo, un madrilegno che solidarizza con i catalani! Non c’è peggior tradimento alla patria!!
Ma no, perchè mai! La Spagna è uno stato di diritto e la magistratura fa solamente il suo dovere, mica è vendicativa, questo è proprio pensar male…
Ma il 14 ottobre di un anno fa, cambiava il chip. Dopo dieci anni di manifestazioni in cui era difficile trovare anche solo un volantino per terra dopo il passaggio di migliaia di persone, dopo un decenio di pacifismo a oltranza, per la prima volta, il movimiento independentista lancia sassi, molotov, brucia contenitori e si scontra quotidianamente con il corpo di polizia agli ordini della Generalitat catalana, i Mossos d’Esquadra.
La pazienza è finita e la rabbia pernde il suo posto!
Il 18 ottobre ci sarà uno sciopero generale, e sarà la Plaça Urquinaona, vicino alla sede della Policia Nacional di Via Laietana (da molti definito come simbolo “coloniale” del Regno di Spagna) il teatro degli scontri per giorni e giorni, senza quasi interruzione.
Saranno centinaia i feriti (più di 600), di cui due che hanno perso un occhio per le pallottole di gomma sparate dai corpi di polizia. Il primo proprio durante l’occupazione dell’aereoporto.
Sono invece 37 tra Mossos o Policia Nacional indagati dalla magistratura per aver sparato palle di gomma ad alteza d’uomo, per aver colpito alla testa con un manganello, per insulti e pestaggi nei commissariati. Mentre sono  più di 400 i Mossos d’Esquadra decorati proprio per l’operato in quelle giornate, e presto lo saranno anche molti della Policia Nacional. E si arriva anche alla cortesia tra corpi di polizia, infatti la Policia Nacional si preocupa di decorare anche i vertici dei Mossos d’Esquadra, tra cui proprio il capo della “Brimo”, la “celere” catalana.
Ieri, di quest’anno, i CDR (comitati di difesa della repubblica) della provincia di Barcellona, hanno convocato una manifestazione commemorativa in Plaça Urquinaona. Migliaia di manifestanti hanno percorso le strade del centro cittsino, bruciando bandiere spagnole e riprendendo lo slogan dal ’17 “els carrer seran sempre nostres” (le starde saranno sempre nostre). Ci sono state tensioni, ma non si sono registrati scontri.
Certo è che i movimenti social di base, in questo momento, sono maggiormente impegnati per la crisi creata dal Covid. Mentre continuano le restrizioni a singhiozzo (da domani bar e ristoranti di tutta la Catalunya saranno costretti a chiudere per 15 giorni), sono esaurite le regole compensative. Quindi sono già da tempo riniziati gli sfratti forzati (stamattina c’è stato il tentato scgombro della storica occupazione della “casa di Buenos aires” di Vallvidrera), c’è un aumento esponenziale della disoccupazione oltre ai numerosi scioperi del settore medico ospedaliero per mancanza di fondi e personale…
Anche a destra soffrono della crisi del Covid, Sociedad Civil Catalana, quella che nel ’17 aveva organizzato le grandi manifestazioni a favore dell’unità di Spagna, dopo aver messo i suo impiegati in casa integrazione, adesso si vede costretta ad abbandonare la sua sede visto che non è più in grado di pagare l’affitto.
Anche i prigionieri politici catalani “festaggiano” l’anniversario, sostenendo che la prigione è solo parte del percorso che porterà all’indipendenza. Certo, dichiarazioni piene di retorica, visto che la situazione política interna è talmente cambiata che resulta impossibile all’oggi poter immaginare un’unità, come c’era nel ’17, non solo tra forze politiche di segno fortemente diferente, ma anche, o forse sopratutto, l’unità che era verificata tra potere político istituzionale e la piazza, con milioni di manifestanti, che marciavano uniti come se di un solo corpo si trattasse.
Intanto il governo centrale, il governo di Pedro Sánchez, quello di PSOE e Podemos, ritiene che sta percorrendo la giusta strada per uscire dalla giudilizzazione della política. L’affermazione di Sánchez nasce dal fatto che il governo sta studiando un cambiamento nel codice penale dei reati di ribellione e sedizione, che se passasse farebbe uscire dal carcere i politici catalani imprigionati, ma lascerebbe al margine gli esiliati e le centinaia di persone indagate o processate per fatti limitrofi. La CUP, nel congreso spagnolo gli responde che: “il tavolo di dialogo ha portato ad una foto, un presidente inabilitato e delle elezioni nuevamente decise per la magistratura”.
E oggi, in occasione di un altro aniversario, quello del fucilamento di LLuís Companys 80 anni fa, il presidente della Generalitat catturato in Francia dai nazisti e consegnato a Francisco Franco, che diede l’ordine di fucilazione, l’indipendentismo istituzionale chiede un’amnistia generalizzata per risolvere il conflitto. Amnistía che per passare avrebbe bisogno di un forte sostegno del congreso spagnolo, cosa che è decisamente lontana dalla realtà attuale…

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