Senza immunità

Il Parlamento Europeo ha finalmente votato il documento che la Commissione Affari Giuridici della camera aveva preparato per togliere l’immunità parlamentare a Puigdemont, Comín e Ponsatí.
Inutile la polemica sulla formazione della commissione, dove era sovrarappresentato lo stato spagnolo con ben 5 rappresentanti, e tutti e cinque di partiti di destra. La votazione era politica, come tale era la commissione.
Quindi 400 voti favorevoli a che sia tolta l’immunità ai tre eurodeputati catalani, 248 votano contro e 42 astenuti.
Votano a favore i tre gruppi delle tre grandi famiglie politiche: i popolari, i socialisti e i liberali. Mentre voteranno in contro i verdi (con dentro ERC) e la sinistra (con al suo interno Podemos, Comuns e la sinistra basca di EH Bildu), più vari sparsi in gruppi differenti. (si sa per certo che nel grupo liberale il rappresentante basco del PNV ha votatocontro).
Il primo dato che possiamo estrarre da questa votazione, è la spaccatura del governo spagnolo: le due anime del governo, PSOE e Unidas Podemos, hanno votato uno al contrario dell’altro.
Il che certo non aiuta alla costruzione del famoso tavolo di dialogo, che dovrebbe partire dal superamento della giudizializzazione della politica. Se i socialisti votano perchè siano i giudici e non la política a decidere, si torna diretti alla casella di partenza…
Per il resto, si tornerà ad aspettare le decisioni dei tribunali, visto che il voto del parlamento riattiva gli ordini di cattura europei.
Nel caso di Puigdemont e Comín, saranno i giudici belga a decidere, anche se nel caso di Puig (che non è eurodeputato) già hanno negato l’estradizione. In quello della Ponsatí, saranno i tribunali scozzesi, che però già in precedenza avevano decretato a favore dell’eurodeputata catalana.
Inoltre i tre già hanno annunciato che ricorreranno il voto del parlamento al Tribunale di Giustizia Europeo, proprio in nome della sbilanciata rappresentanza della commissione, e per alcuni errori presenti nel documento votato.
Insomma, il voto non determina una probabile estradizione, ma certamente determina una volontà politica europea. Anche se non corresponde a quella della magistratura, che inevitabilmente si concentrerà sui reati che non esistono nel resto del continente e della mancata violenza che invece i reati pretenderebbero ci fosse stata.
Il fatto che la politica europea scelga di lavarsene le mani e mantiene la politica del governo spagnolo, ossia di risolvere il problema nelle aule di tribunale, non aiuta certo a mantenere il forte sentimento europeista che l’indipendentismo catalano aveva radicato dalla nascita (ossia a partire delle grandi manifestazioni del 2010) fino al primo ottobre del ’17, dove già rimase deluso dal non intervento dell’unione difronte alle violente cariche delle forze dell’ordine spagnole. Adesso poi…
Tanta era la felicità nella magistratura spagnola, che, tra un brindisi e l’altro, un giudice ha deciso di eliminare il “terzo grado” (semilibertà) che i politici e attivisti catalani (maschi) avevano ottenuto per diritto acquisito. E quindi dovranno rientrare in cella oggi stesso.
Rimane in sospeso per il momento la semilibertà per Bossa e Forcadell, ma non mi stupirei se fosse revocata aanche a loro a breve termine.
Parallelamente è scesa la tensione nelle piazze, almeno per il momento. Sabato scorso ci sono state nuove manifestazioni per la libertà di Pablo Hasél, contro la monarchia, per l’amnistia sia dei prigionieri politici catalani, che per i giovani arrestati durante le manifestazioni delle settimane precedenti (compresi gli anarchici italiani, a cui i manifestanti hanno più volte dichiarato solidarietà), ma questa volta senza scontri, e con numeri di partecipanti inferiori a quelle delle settimane precedenti.
E tanto per dimostrare l’impermeabilità dello stato spagnolo all’umore dei propri cittadini, per la sesta volta in un anno, il Congresso dei Deputati di Madrid, ha rifiutato la formazione di una commissione d’inchiesta sul Re emerito, attualmente residente negli Emirati Arabi e indagato per frode fiscale sia dalla magistratura elvetica, e, teoricamente anche da quella spagnola, la quale però non sembra avere molta fretta nel risolvere l’assunto.
Non si può indagare ne discutere sulla monarchia. Non si può risolvere políticamente il caso catalano, come quello basco. Non si discute dell’eliminazione della Ley Mordaza, che mette in discussione, tra l’altro, il diritto di espressione. Non si discute di amnistia per le centinaia di arrestati ed indagati negli ultimi tre anni.
Sostanzialmente lo stato spagnolo si dimostra nuovamente come un muro di gomma, la cui struttura è costruita ad arte per far scivolare via qualunque eventuale tentativo di riforma…

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